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19 luglio / Taylor McFerrin / Orlando Julius

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Un groove potente chiude un’Umbria Jazz da record

Innovazione e tradizione si mescolano nella serata conclusiva da record dell’edizione 2015 di Umbria Jazz. Ieri mattina la conferenza stampa di chiusura infatti aveva sottolineato con numeri importanti come questa edizione sia stata molto apprezzata. Oltre 36 mila spettatori paganti, 1,5 milioni di euro di incasso, più di 450 mila persone che hanno affollato Perugia durante i dieci giorni e circa 100 mila euro ottenuti attraverso la vendita del merchandising ufficiale. Numeri più alti dell’edizione 2013, quella del quarantennale. Con 1,6 milioni versati dal pubblico si è potuto coprire la metà dei costi su un budget disponibile per il Festival di circa 3 milioni. Un buon auspicio per gli anni a venire anche grazie ad una rinata ricerca d’ innovazione, quell’innovazione che ieri al Santa Giuliana – da sottolineare anche l’importante apporto dello Young Jazz – si è palesata in modo intenso e concreto.

Sul main stage di UJ è salito infatti il talentuoso Taylor McFerrin - figlio del più famoso Bobby McFerrin straordinario musicista che vanta una carriera eccezionale condita da un successo pop planetario, nel lontano 1988, con la cantilenante "Don't Worry Be Happy" – che ieri si è presentato al pubblico cercando un approccio più defilato e sotterraneo, mescolando hip-hop, soul, jazz, pop e broken-beat. Sonorità perfettamente allineate all'estetica sperimentale della Brainfeeder di Flying Lotus, che si è occupato della stampa del suo disco "Early Riser". Con lui alla batteria Marcus Gilmore, nipote di uno dei più importanti batteristi della storia del jazz: Roy Haynes.

Il suono di McFerrin Jr è morbido ed elegante con un groove che alterna a tratti casse dritte e potenti, mescolando strumenti jazz (Taylor suona qualsiasi cosa) e campionamenti rubati a classici del soul e del rock, contestualizzando il beatmaking e alle più contemporanee espressioni della musica elettronica.

Dopo il talento di McFerrin è stato il turno delle sonorità africane di Orlando Julius & The Heliocentrics. Julius è uno dei maggiori compositori di tutta la musica africana, autore di uno dei dischi che segnano il primo punto d'incontro tra la musica nera africana e quella afroamericana statunitense. Giusto per capire cosa è andato in scena ieri sul palco, il trombettista della prima band di Orlando Julius (The Modern Aces) si chiamava Fela Anikulapo Kuti. Gli Heliocentrics e Julius hanno dato vita ad un concerto di grande qualità sonore che ha sintetizzato una miscellanea di generi tutti collegato tra loro come il soul, il funk, l’R&B e l’afrobeat.

Due concerti che hanno chiuso alla grande l’edizione 2015 di una kermesse internazionale sempre più punto di riferimento per Perugia e l’Umbria

  • Photographer: Claudia Ioan
  • License: All Rights Reserved
Valerio Buonumori

Perugino doc e di bella presenza (la modestia è una delle sue doti principali) non ha mai cercato di domare i suoi ricci. Responsabile web di PM e tuttofare per indole non perde occasione per aprire bocca e dire la sua. Considerato in peso-forma è in realtà un falso magro, amante della musica, se bella, del cibo e del vino bianco alla giusta temperatura