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Noi gli indipententisti In evidenza

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Noi gli indipententisti
In questo periodo c’è un fermento tra le mamme che non vi dico. L’oggetto del dibattere è l’indipendenza di questi nostri figli. Neonati, però, o poco più.
La questione è la seguente: orde di italiche madri, stufe di essere avvicinate allo stereotipo di donna che prepara la colazione ai loro figli trentacinquenni, hanno deciso tutte insieme di diventare smart e gridare all’indipendenza. Dei loro figli. Che, per carità, ci sta tutta sia chiaro, ma a trentacinque e non a cinque anni.

E così, ancora una volta passando da un’estremo all’altro, ci ritroviamo con madri su madri che lamentano di inserimenti all’asilo nido troppo lunghi (sarà forse questa la causa di questi nostri figli bamboccioni, si chiede una giornalista de La 27esima ora), inneggiano alla loro decisione (sacrosanta, eh) di aver spedito il pargolo in cameretta quando aveva 15 giorni o di averlo “spannolinato” a 18 mesi.

Ora, non è che io trovi qualcosa di sbagliato nel concetto d’indipendenza. Anzi. Rivendico la mia ogni dieci minuti e in giro dico che sono mamma-ma-niente-di-serio però, dai, cerchiamo di essere ragionevoli ogni tanto.

Perché, dico io, non siamo forse noi la generazione dipendente, moralmente ed economicamente, dai nostri genitori anche quando lo diventiamo a nostra volta?

E ancora, quanto crediamo che possa realmente incidere sulla personalità “adulta” di qualcuno, l’età in cui gli è stato tolto il pannolino o se è stato allattato con latte materno e viceversa? Quanto può incidere nell’economia dell’intera esistenza essere stati inseriti al nido con una gradualità di tre, e dico tre, giorni? E se impara a fare la pipì sul vasino ad un anno invece che a tre pensate davvero che “da grande” sarà più autonomo degli altri?

Io non credo ma sono pronto a discuterne con chi la pensa in maniera diversa.

Noi gli indipententisti
   
Pubblicato in C'era una vodka