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L'editoriale n.95

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L'editoriale n.95

C'è stato un tempo in cui il nostro social network preferito si chiamava BAR

Il bianco e il nero, lo yin e lo yang, gli opposti che si definiscono, le dicotomie necessarie per affermare la reciproca esistenza. Procede così, attraversando la palude dei non-colori, la nostra avventura cromatica che ci accompagnerà per tutto il 2015. Ma quello che avete in mano nasce come un vero e proprio numero da collezione. Mai nella nostra storia, infatti, avevamo dato vita a un'edizione integralmente in bianco e nero. Integralmente o quasi. Pubblicità e informative commerciali restano a colori, come la réclame durante la proiezione di un film in bianco e nero alle due di notte su Rete 4. Forse anche per illuderci che, muovendoci fra immagini in black & white, la realtà che viviamo, per contrasto, risulti finalmente a colori. Eppure, i primi a tingersi di nero sono i colori della cronaca, locale e nazionale. E le buone notizie non arrivano neppure dalla cronaca bianca: è notizia dei giorni scorsi quella di una Giunta Romizi che ha ereditato un bilancio sull'orlo del dissesto con una spesa che al 2 luglio 2014 superava per 9,5 milioni di euro le massime entrate possibili. Tanto che correre ai ripari senza toccare le tasche dei cittadini si è trasformata in un'impresa degna di Mr. Smith va a Washington (Frank Capra, 1939), pilastro del cinema in bianco e nero, tanto per restare in tema.

E, a proposito di tasche dei contribuenti, qualcuno dovrebbe comunicare con urgenza a Matteo Renzi che se si continua a tassare la casa, a tar-tassare le sigarette elettroniche, a favorire assicurazioni, banche e colossi del tabacco a scapito dei cittadini, delle loro finanze e della loro salute, presto anche il futuro si tingerà di nero, proprio come il presente. Per un fresco 40enne che si era presentato come l'uomo nuovo contro i soliti noti, questa sarabanda di “compiacenti favori” ai poteri forti, fa pensare più che all'uomo-gatto, all'uomo gattopardo: cambiare verso per non cambiare niente.
Nel mentre, distogliendo l'attenzione dal significato metaforico del noir, e concentrandoci sull'aspetto cromatico ci accorgiamo di vivere circondati dal bianco e nero: dalla Juventus ai film di Charlie Chaplin, da Valentina di Crepax a Diabolik, dal pallone da calcio, alla bandiera a scacchi, dalle foto di Helmut Newton ai film con Audrey Hepburn. In fondo si può sognare a colori anche immersi nel black & white. E non è detto che il technicolor sia sempre meglio: del resto viviamo in un mondo in cui la gente non spende un euro per sostenere Wikipedia, l'enciclopedia gratuita in bianco e nero, ma poi spende due euro per televotare all'Isola dei Famosi, il coloratissimo trionfo del cafonal così vuoto che neanche Rocco Siffredi col suo marchio di fabbrica riesce colmarlo.
Così a me, cittadino della Penisola dei famosi, resta questa strana voglia di cambiare il mondo. Finirò per fondare un partito al grido di “smacchiamo la zebra”.
L'editoriale n.95
   
Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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