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Lo Zen e l'arte di coniugare il grande con il piccolo In evidenza

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Lo Zen e l'arte di coniugare il grande con il piccolo
Di certo ha dato una bella scossa al sonnacchioso mondo del vino italiano. Mi riferisco alla lectio magistralis che Gianni Zonin ha tenuto lo scorso 22 maggio all’Università di Palermo in occasione del conferimento della laurea ad honorem in “Imprenditorialità e qualità del sistema agro-alimentare”.
Un discorso che ha affrontato diversi aspetti ma che è stato rilanciato da tutte le principali testate di settore soprattutto per un passaggio, quello in cui il presidente dell’omonimo gruppo vinicolo -tra i più grandi per fatturato ci siano in Italia- ha sostenuto quanto il piccolo (così bello negli anni sessanta, in tutti i settori dell’economia italiana) oggi sia diventato un handicap che impedisce al nostro “sistema paese” di crescere e competere sui mercati internazionali.

Un’affermazione che ha provocato una levata di scudi collettiva con in prima linea diverse associazioni di produttori, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti in particolare. Gianni Zonin, anche Presidente della Banca Popolare di Vicenza, ha certamente ragione ma l’impressione è che abbia mancato il bersaglio, forse il tema riguarda tutti quei processi promozionali che in Italia vanno a finire nelle mani di tantissimi, troppi soggetti. Iniziative che meriterebbero grandi budget nelle mani di pochi professionisti. Piccolo infatti non è solo bello: è fondamentale. È grazie a tantissimi piccoli produttori che in Italia si può parlare di eccellenza assoluta, di tutela, per certi versi di avanguardia e certamente di custodia di un territorio e delle sue denominazioni di origine. Spesso sono proprio i produttori più piccoli a entrare per primi nei nuovi mercati, spazi che poi vengono affrontati in modo compatto e articolato dai più grandi.

Un tema che è emerso anche durante una serie di appuntamenti organizzati negli spazi di Palazzo della Penna dal sottoscritto e da Antonio Boco durante il mese di giugno. Degustazioni in cui cantine storiche dell’Umbria si sono confrontate con giovani e piccole realtà dando, insieme, una rara impressione di completezza. Che le seconde farebbero molta più fatica a sopravvivere senza le prime (e probabilmente anche viceversa).

 

Lo Zen e l'arte di coniugare il grande con il piccolo
   
Jacopo Cossater

Nato in Veneto, appena maggiorenne si trasferisce a Perugia per motivi di studio. È più o meno in quel periodo che si innamora del sangiovese, completa il percorso dell'Associazione Italiana Sommelier ed apre un blog, non necessariamente in quest'ordine. Dopo aver vissuto per troppo tempo a Milano e troppo poco a Stoccolma è tornato in Umbria, dove oggi lavora. Giornalista, collaboratore della guida "I Vini d'Italia" edita da l'Espresso, scrive anche su Enoiche illusioni e Intravino, due dei più popolari wine blog italiani.