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Montefalco Sagrantino tra 2015 e 2009, bene così In evidenza

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Da Montefalco e dalla consueta anteprima almeno un paio di buone notizie

La prima. L’annata in uscita, la 2015, è stata valutata come ottima da parte del Consorzio e alla prova del bicchiere risulta in effetti particolarmente convincente. Un aspetto tutt’altro che scontato vista la manica larga che ha caratterizzato la commissione preposta nel corso degli anni. Cinque stelle per una vendemmia che è stata gestita dai produttori con sensibilità e con intelligenza, il cui rischio era quello di portare a vini caldi e asciutti. Non è stato così: i Sagrantino 2015 hanno il passo lungo, saranno cioè longevi, e al tempo stesso risultano già adesso di buon equilibrio. Un’ottima notizia dopo una vendemmia, quella del 2014, di difficile gestione a causa del freddo e delle tante piogge, che ha portato a un panorama più frammentato, episodico (con molte belle sorprese, alcuni 2014 sono oggi squisiti).

La seconda. Durante l’anteprima ho avuto il privilegio di condurre una masterclass, un approfondimento, dedicato alla vendemmia del 2009. A 10 anni di distanza ho trovato vini che non esito a definire fantastici, definiti e raffinati, la cui evoluzione è stata virtuosa senza cedere in termini di precisione stilistica. Molte delle precedenti annate, penso non solo alla 2003 ma anche alle celebrate 2001 e 2004, non sono evolute altrettanto bene: bevute a distanza di 10 anni risultavano cioè più scomposte, disarticolate seppur potenti, troppo compatte. In definitiva meno eleganti. Anche qui: non era scontato, dimostrazione di un comparto produttivo che con il passare degli anni ha trovato sempre maggiore consapevolezza nei confronti di un vino, il Sagrantino, la cui storia per quanto ormai pluridecennale è da considerarsi ancora agli inizi.

Avanti così, in attesa di assaggiare i 2016, l’anno prossimo: alcuni assaggi da botte promettono grandi, grandissime cose.

 

Montefalco Sagrantino tra 2015 e 2009, bene così
   
Pubblicato in Fast Good
Jacopo Cossater

Nato in Veneto, appena maggiorenne si trasferisce a Perugia per motivi di studio. È più o meno in quel periodo che si innamora del sangiovese, completa il percorso dell'Associazione Italiana Sommelier ed apre un blog, non necessariamente in quest'ordine. Dopo aver vissuto per troppo tempo a Milano e troppo poco a Stoccolma è tornato in Umbria, dove oggi lavora. Giornalista, collaboratore della guida "I Vini d'Italia" edita da l'Espresso, scrive anche su Enoiche illusioni e Intravino, due dei più popolari wine blog italiani.