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Voglio essere una mamma in bianco e nero In evidenza

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Voglio essere una mamma in bianco e nero
Sono diventata mamma a trent’anni. Alla stessa età mia mamma aveva una bambina di sette anni e un’altra in cantiere. Mia nonna di figli, a trent’anni, ne aveva già quattro.
E no, la morale non è che ogni generazione, a parità di anni, dimezza la propria prole (oppure anche sì): di sicuro non è quello che volevo scrivere io oggi.

Quello che volevo scrivere è molto banalmente che forse, essere mamme felici, appagate, è uno stato che appartiene a un’altra generazione. Una generazione con meno ambizioni e molta più concretezza. Una generazione che sapeva godere di quello che aveva senza la convinzione martellante che “il meglio deve ancora venire”.

Credo, senza retorica, che le nostre mamme, quelle che vediamo nelle foto in bianco e nero, fossero più felici di noi. Credo che fossero, mediamente, tutte più soddisfatte del loro ruolo rispetto a qualsiasi mamma “a colori”. Credo che nella loro abnegazione ai figli (e alla famiglia) ci fosse un senso di vittoria, e non di dovere. Credo che quel ruolo non lo sentissero affatto stretto, per quanto stancante, faticoso, stressante e che loro avessero capito appieno la potenza della maternità. Una potenza che significa aver messo radici, avere un presente ma soprattutto avere un futuro.

Ecco perché, forse, loro meglio di noi hanno imparato a cucinare, pulire, rammendare e stirare*. Ecco perché hanno imparato a farlo con il sorriso. Ecco perché il loro bucato profuma di buono e il mio di muffa.

 *mia mamma è una mamma “a colori”. E tutte queste cose le ha imparate solo quando è diventata nonna. Questo per dire che, comunque, c’è speranza per tutte.

Voglio essere una mamma in bianco e nero