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Le estati della mia infanzia In evidenza

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Le estati della mia infanzia sono quelle che ti tornano indietro con ferocia quando sei ormai adulto, alla vigilia di ogni estate.
Sono quelle che nel corso degli anni ti hanno convinto che quello all’estate è un sacrosanto diritto, ché all’estate in fondo hanno diritto tutti e tu non ci pensi che crescendo l’estate non avrà più lo stesso colore, ma nemmeno lo stesso odore. Sono le cartoline del paese da dove vengo io, impresse negli occhi e nel cuore, sono i pomeriggi passati ad oziare aspettando che arrivasse l’ora di uscire e incontrare “gli altri”. Sono le giornate passate al mare, con la sabbia sulla pelle e il sale tra i capelli, ad entrare ed uscire dall’acqua, a fare castelli di sabbia, a incontrare gente, girare, fare e disfare senza sentire la stanchezza, né il sonno, né il sole che scotta. Le estati della mia infanzia sono i campi di papaveri, lo struggimento che ce lo hai dentro anche se non ha ancora un nome, i gelati la sera in piazza, gli amici dei tuoi genitori che sono anche un po’ i tuoi e che d’estate ti sembrano un po’ più felici anche loro.

Sono le mie amiche, quelle con cui sono cresciuta, compagne sempre presenti, con le quali si andava al bar aspettando che “i grandi” ti degnassero almeno di uno sguardo. Le estati della mia infanzia sono foto mai scattate di situazioni e occasioni che oggi, ti dici, non sei sicura se le hai vissute davvero o se erano un effetto della canicola estiva. Giorni apparentemente tutti uguali, che scorrevano lenti ma allo stesso tempo pieni di adrenalina finché all’improvviso ti accorgi che quel diritto all’estate si è sfilacciato e ora non c’è più. C’è la Maturità prima, poi per alcuni gli esami all’Università, per altri subito il lavoro. L’estate ti si incolla addosso ancora, ma smette di entrarti dentro come succedeva prima. Cresci e quando arriva l’estate capisci dov’è che stava la fregatura della quale avevi sentito parlare a voce bassa da qualcuno di quelli grandi. Cresci a poco a poco, un’estate in meno alla volta. Cresci e ti chiedi quand’è successo che tu sia cresciuto. Quand’è che le tue estati abbiano iniziato a diventare meno estati. Cresci e ti accorgi che le estati, quelle vere, resteranno per sempre quelle della tua infanzia. Quelle che ora, appartengono più ai nostri figli che a noi (anche se, a dirla tutta, io non ho nessuna intenzione di arrendermi alle estati da adulti).
Le estati della mia infanzia
   
Pubblicato in C'era una vodka
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