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Legioni d‘imbecilli In evidenza

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Legioni d‘imbecilli
Egregio dottore, la calda stagione arrivò alfine a dar sollievo all’ossa nostre, rattrappite dallo lungo freddo che non intendea partirsi da codeste terre, ma sebbene ‘l brio del marzo pazzerello ci abbia raffreddati, a scaldar oltremodo l’aere arrivò ‘l Verbo dello dottore luminare Umberto Eco.

Egli, dibattendo con austero cipiglio su quell’Internet che come una magia regola le vite nostrae, ebbe l’ardire di affermar ch’esso dà facoltà di parola a legioni d’imbecilli.

E tutte le genti dette anco “il popolo retino” (cioé a dire della rete), o cretino, si fussimo in vena d’ironia, immantinente ebbero a risentirsi, come se ‘l Dottore gli avesse offeso le madri – sull’onorabilità delle quali non pronuncerommi, che già l’ingegno de’ figli dice assai.

Ma dico io: cosa berciano, cosa latrano? Son essi i primi a denunziar, severissimi come fussero l’Altissimo, l’idiozia straripante! Essi trascorron l’ore a rimarcar l’altrui stoltezza, ne’ commenti de lo Feisbucco, e mentre con serissimo sdegno la biasimano – per cavarsene fuori e dirsi migliori – ecco che ne sono intrattenuti come dalle commediae, come se bearsene giovasse allo spirto, come si fusse una burla e un giuoco, anzichè una malasorte.

Se la filippica giunge dall’utenza caprina è dunque dogma sacrosanto, ma se vien dall’Eco dal mirabile ingegno, essa non solo non è più dilettevole, ma nemanco vera! Che garbuglio è mai questo?

La verità è che l’intelletto loro è sì stordito, oramai, ch’essi non vedono ‘l danno de la barbarie, né il morbillo che l’infanti torna a flagellare, né le masse animate dalle propagande becere. Tra ‘l ragionamento e l’intrattenimento, di certo non indugiamo nel primo, e allora datemi voi la speme, Egregio, che le scorte mie non arrivano alle Feriae Augusti.

Prendendo congedo da Voi, non chiederò consiglio alla notte o a lo sonno, poiché siam vieppiù assopiti e rimbambiti, e più tosto volgerommi al Sole.

Che la luce – giusto Ella è rimasta – ci porti consiglio.


Vostro umilissimo

Paoluccio Da Foligno

Legioni d‘imbecilli
   
Paoluccio da Foligno

Umbro ambasciator che porta pena, epperò anco penna. Cantore de le humanae sventure, paventa li secoli bui a venire, eppure è pien di malriposta speme.

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