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L'editoriale n.136

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Quest’anno l’Italia ha vinto in tutto, tranne che nei diritti civili
Nell’anno in cui l’Italia ha vinto tutto, dall’Eurovision agli Europei di calcio (che mancavano in bacheca da 53 anni), ha piazzato due tennisti nella TopTen mondiale, ha fatto razzia di medaglie a Olimpiadi e Paralimpiadi, ha vinto tutto quello che si poteva vincere nel ciclismo, ha preso l’oro olimpico con l’uomo più veloce del pianeta e si è aggiudicata addirittura il campionato del Mondo di pasticceria, rischiamo di restare fuori dai mondiali di calcio per la seconda edizione consecutiva. Per gli italiani una tragedia sportiva che non si compenserebbe neanche con la vittoria dei campionati intergalattici di curling. Ma in fondo la vita è una ruota che gira e anche quando pensi di essere il padrone del mondo, ti ritrovi in un attimo con il culo per terra.

È successo anche in politica. A Renzi, a Salvini, che in un anno è crollato nei sondaggi come un ragionamento di Toninelli, a Conte, passato da idolo dei social a scomodo improvvisato della politica incapace di esprimere una posizione netta o un contenuto degno di tale nome; è successo persino al PD umbro dopo 80 anni di egemonia. E proprio perché la vita è una ruota che gira dal PD umbro arrivano anche timidi segnali di risveglio (leggi amministrative) complici anche le posizioni dei leader della destra nazionale, irresponsabilmente ammiccanti nei confronti di quell’universo NoVax e NoGreenPass, che per un plateale e cinico errore di calcolo era stato visto come una possibile riserva di voti. Con buona pace dell’emergenza e della scienza.

E a proposito di Green Pass, mentre i contagi aumentano e qualcuno cerca di allungare le ombre di nuove limitazioni sul prossimo Natale degli italiani, impazzano le polemiche. Cosa fare in caso di eventuali chiusure? Costringere i soli non vaccinati a un lockdown all’austriaca? O imporre limitazioni anche a chi si è responsabilmente vaccinato, facendo così venire meno la fiducia nello Stato e nel vaccino? E il Green Pass, quanto durerà? 12 mesi o 9 o 6? E la terza dose sarà sufficiente? E l’obbligo? Perché non imporre l’obbligo e tagliare la testa al toro? Polemiche, domande e discorsi che si trascinano dalle stanze del potere al bar.

Fra dubbi e incertezze ci apprestiamo a vivere il secondo Natale dell’era covid. Forse non sarà blindato come quello dell’anno scorso, ma pensare di viverlo in serenità rispetto alla pandemia è ancora un’utopia. Caro Babbo Natale perdonaci ma i nostri pensieri sono già rivolti alla Primavera. A quando con la buona stagione ci sentiremo un po’ più tranquilli rispetto al contagio e soprattutto a quando l’Italia di Mancini si giocherà l’accesso ai Mondiali. Che per l’appunto si terranno a Natale dell’anno prossimo. Ecco, a quel punto Babbo, un intero Paese si ricorderà di te con il vantaggio che, per la prima volta, te la potrai cavare con un solo regalo. Lo stesso per tutti.
L'editoriale n.136
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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