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L'editoriale n.135

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Benvenuti nel periodo storico in cui la gente non crede ai vaccini ma crede ai talebani buoni
Mentre sui social impazza il dibattito sul fascio del mercato coperto, succedono anche cose buone. Per esempio il fatto che l’Università degli Studi di Perugia si piazzi fra le migliori al mondo secondo l’autorevole classifica World University Rankings stilata da Times Higher Education. Alle spalle di Oxford - che continua a guardare dall’alto il gruppo dei 1.662 atenei di 99 Paesi -, l’Università di Perugia si posiziona tra le grandi Università insieme a Bologna, Sapienza di Roma, Scuola Superiore Normale di Pisa e Università di Camerino.

In una fase storica in cui il sapere viene calpestato al grido di “uno vale uno” e “il mio parere vale quanto il tuo” è un bel segnale. Anche perché, una volta per tutte e con buona pace di tutti i populismi (di destra, d’ispirazione grillina e ahimè anche di sinistra da quando la sinistra ha iniziato a inseguire Conte), una cosa dovrebbe essere chiara: il tuo voto vale senz’altro quanto il mio, ma lo stesso non può valere per il tuo parere su materie tecniche o scientifiche. L’opinione di un ingegnere su ponte vale più di quella di Mafaldina88 su Facebook e il parere di un virologo sui vaccini vale più di quello di Campanellino74. O capiamo che il concetto astratto di democrazia non può essere esteso al sapere o finiremo per avvitarci su noi stessi. Ciò che conta semmai è che sia democratico l’accesso al sapere, perché non esiste migliore garanzia di democrazia di una meritocrazia vera e compiuta.

Pensateci la prossima volta in cui vedrete Antonella da Voghera contraddire Pregliasco sui social al grido de “la mia opinione vale quanto la tua”.
E fa ridere soltanto doverlo spiegare.

Nel frattempo non ci resta che zigzagare fra bufale antiscientifiche e teorie bislacche, come quella di chi vorrebbe farci credere che i tamponi siano uno strumento di sicurezza più affidabile dei vaccini. Che è un po’ come dire che le radiografie sono più utili degli airbag nel contrastare gli incidenti stradali. Finirà che di questo passo servirà anche un Green Pass per certificare chi non diffonde fake-news.

Infine, tornando da dove siamo partiti, un’ultima riflessione si impone sul mercato coperto. Posto che mi interessa molto di più sapere quando aprirà il nuovo contenitore che assistere alle schermaglie social fra guelfi e ghibellini nostrani sul fascio perugino, c’è da dire che quell’effigie in bella mostra, così visibile e divisiva, non mi piace neanche un po’. Restando in tema di polemiche web avanzo così una proposta con buona pace degli autorevoli intellettuali che mi hanno preceduto sul punto: piazziamo lo spruzzone di Mamo al posto del fascio e non se ne parli più.
L'editoriale n.135
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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