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L'editoriale n.120

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Quella Vigilia imbarazzante in cui trovi il vestito rosso in camera dei tuoi genitori e finalmente capisci tutto: Babbo Natale si fa tua madre

È stato il caso mediatico dell'ultimo mese: il video di scuse di Dolce & Gabbana ha fatto il giro del web ed è diventato, con ogni probabilità, il meme dell'anno. Una mossa finalizzata a salvare il mercato, che però non ha contribuito a salvare la faccia. Una messinscena costellata di scuse che sono sembrate più false di un capo made in Cina, ma soprattutto una Caporetto a livello comunicativo. In quel video era tutto sbagliato: dall'aria dei protagonisti che parevano due prigionieri in mano al clan dei Casamonica, alla tappezzeria del salone (che sembrava il salone di casa Casamonica), fino alle scelta delle parole: “chiediamo scusa ai cinesi nel mondo perché ce ne sono molti”, che sembravano scritte da un figlio ripetente dei Casamonica. Eppure, al netto di questa toppa da avanspettacolo, la vera domanda è un'altra: se Domenico Mario Assunto Dolce (vero nome dello stilista all'anagrafe, ndr) e Stefano Gabbana (così come si pronuncia) si sono sentiti in dovere di scusarsi per una pubblicità in cui una donna cinese cerca di mangiare un cannolo siciliano con le bacchette, perché i responsabili di Acqua Uliveto non hanno mai chiesto scusa per la pubblicità in cui Del Piero cerca di conversare con un passero?

A questa domanda ne seguono, in una sorta di ineluttabile effetto domino, numerose altre. Per esempio, perché i dirigenti Barilla non hanno mai chiesto scusa per aver fatto parlare Antonio Banderas con una gallina? Forse perché nell'imbarazzo generale non avrebbero saputo se chiedere scusa a Banderas, all'umanità o direttamente alla gallina. E ancora: perché gli organizzatori di Perugia 1416 non hanno mai chiesto scusa agli sceneggiatori di Non ci resta che Piangere? E perché Renato Locchi non ha mai chiesto scusa per il Minimetrò?

Eppure, sopra tutte queste domande in tema di scuse, ne aleggia una grande come il calo d'ascolti della Isoardi alla Prova del Cuoco: se Dolce & Gabbana hanno diffuso un video in cui chiedono scusa per una pubblicità irrispettosa ma tutto sommato innocua, come mai non c'è ancora nessun video in cui i vertici dell'Anas raccolti in riunione plenaria si cospargono il capo di cenere per le condizioni in cui versa da mesi la E45 da Orte a Perugia?

L'editoriale n.120
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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