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L'editoriale n.110

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L'editoriale n.110

Perugia sarà la prima città d'Italia a due velocità: fibra veloce e treni lenti

Con l'avvento della Perugia ultradigitale e l'arrivo della fibra ottica che renderà il capoluogo umbro la città più connessa e più veloce d'Italia, si acuisce l'incredibile paradosso che mette in antitesi la velocità virtuale con quella reale. Saremo velocissimi e ipercollegati sul web ma lentissimi e iper-scollegati sul fronte dei trasporti. A partire da quelli ferroviari, per i quali paghiamo un isolamento secolare rispetto al quale non si intravede alcuna inversione di tendenza, e che anzi ora è persino acutizzato dall'ultima beffa: i lavori sulla tratta Ponte San Giovanni-Sant'Anna che taglieranno il prezioso collegamento urbano per i prossimi tre anni.

Paradosso nel paradosso: c'è un pezzo di cittadinanza che si lamenta per i disagi causati dai cantieri della fibra ottica, senza comprendere che forse è meglio fare qualche sacrificio oggi per ottenere un servizio domani, piuttosto che vivere sulla nostra pelle i disagi sine die causati dal livello preistorico dei nostri trasporti. Questione di punti di vista.

In questo quadro statico-dinamico di una città che si evolve nonostante le sue ataviche resistenze, fioriscono anche situazioni surreali come quella dell'orribile parcheggio partorito dal Comune in piazza Grimana, là dove avevano già trovato posto panchine e stalli per le biciclette. Un'infelice integrazione che ha trasformato questo piacevole angolo di città in un insulso parcheggio, doppiamente sconcertante. In primis perché rende assolutamente inutilizzabili gli stalli per le bici e, in secondo luogo, perché trasforma le panchine in inutili sedute con vista sul cofano delle auto parcheggiate. Ora, posto che sarebbe interessante capire chi, come e perché riesca a partorire simili pasticci, la domanda di fondo è un'altra: perché nessun amministratore e nessun dirigente si è ancora preso la responsabilità di riconoscere la topica e fare un passo indietro cancellando il piccolo scempio? Perché è ovvio che non stiamo parlando di massimi sistemi, ma una città che funziona e che vuole crescere si riconosce anche da questi piccoli particolari.

E a proposito di città che vuole crescere: in questo numero abbiamo dato grande spazio al minimetrò e alle tante realtà commerciali che ruotano intorno all'amato-odiato brucomela. Un modo per valorizzare un pezzo di futuro che non è mai davvero entrato nel presente della città. Un modo per ricordarci, in era di centri commerciali, che la funicolare di casa nostra può anche essere vissuta come centro commerciale diffuso.

Chiavi di lettura, speriamo costruttive, per valorizzare sotto i più diversi punti di vista una città e un territorio che stanno cercando di risollevarsi dopo il terremoto, ma, soprattutto, dopo i danni causati dalla pessima e superficiale informazione che su Perugia e sull'Umbria ha avuto un effetto molto più devastante.

La vera scommessa, adesso, è il ritorno del turismo: primavera, Festival del Giornalismo, Pasqua, ponti del 25 aprile e del primo maggio, gite scolastiche di fine anno, saranno i primi banchi di prova prima dell'avvento dell'estate. Facciamoci trovare pronti.

 

 


L'editoriale n.110
   
Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.