Uso dei cookie

Questo sito non fa uso di cookie per la profilazione in prima persona.
Questo sito fa però uso di cookie tecnici. Questo sito utilizza inoltre embed di codice e servizi esterni. Nell'informativa estesa sono disponibili i link alle terze parti ove negare i cookies dei terzi che possono profilare se attivati dall'utente sul sito del terzo.
Procedendo nella navigazione o cliccando su "Accetto" si acconsente all'uso dei cookie.


Policy Accetto

x
A+ A- T+ T-

L'editoriale n.109

Scritto da 
0
L'editoriale n.109

L'Isis ha rivendicato i cantieri sul raccordo Perugia-Bettolle

C'erano già arrivati il Veneto, il Trentino Alto Adige, la Puglia e, ora dall'undici dicembre scorso, pure la Basilicata: portare un Frecciarossa sui binari dei treni regionali.

Ovviamente su queste tratte il treno rallenta, ma per i passeggeri in entrata e in uscita dalle suddette regioni si tratta comunque di una comodità non da poco.

Prendiamo la Basilicata che per dimensioni, isolamento e trasporti è quella che più di tutte si avvicina all'Umbria. I lucani d'ora in avanti potranno arrivare a Roma senza cambi e con un treno moderno e confortevole (il quale comunque, una volta arrivato a Salerno, rientra nei binari dell'AV); i turisti avranno una porta d'accesso diretta verso la Basilicata. Ci voleva ovviamente un compromesso: ovvero far viaggiare il treno AV a velocità normale sulla tratta interessata. È bastato qualche esperimento per dare il via libera all'operazione. Si è poi individuato un Frecciarossa che terminava la sua corsa a Salerno decidendo di “prolungarne” la tratta. Certo, era necessaria la volontà politica, che – nel caso specifico – equivale ai 6 milioni di euro all'anno che la Basilicata riconoscerà a Trenitalia per il servizio.

In Umbria potremmo fare la stessa cosa con Milano. Tanto più che da qualche mese c'è un Frecciarossa che collega quotidianamente Milano ad Arezzo (e che per raggiungere Arezzo deve già fare una quindicina di km fuori dai binari dell'Alta Velocità). Basterebbe fare un accordo con Trenitalia per farlo arrivare fino a Perugia. Il treno la sera potrebbe terminare la sua corsa a Perugia e la mattina presto ripartire alla volta di Milano. Tempi di percorrenza? Da Arezzo a Milano ci vogliono due 2 e 29 minuti, considerando circa 45 minuti per la tratta Perugia-Arezzo, significherebbe essere a Milano in 3 ore e 15'. Per una regione che paga un conto altissimo al suo isolamento ferroviario (e non solo) sarebbe una svolta, anche in termini di comunicazione. Oltre che il modo migliore per rompere il tabù dell'enclave scollegata dal mondo.

E invece niente. La politica locale da questo orecchio non ci sente. E le sole “scuseufficiali, biasciate da qualche assessore o dirigente sono state: “non si può perché manca il binario” (bugia numero 1: il binario per l'AV come dimostrato non è indispensabile) oppure “non c'è mercato” (bugia numero 2: non è questione di mercato ma di soldi da destinare all'iniziativa; e se paghi, Trenitalia il servizio te lo dà a prescindere da quanti possano poi essere i fruitori reali).

E allora perché non provarci? Sull'aeroporto sono stati fatti investimenti importanti, perché non farne anche sui collegamenti ferroviari? Qualche malpensante sostiene che ci siano troppi interessi in ballo sull'ipotetico progetto di una fermata dell'Alta Velocità fra Umbria e Toscana (la famigerata Medio Etruria) per distrarre attenzioni su iniziative più veloci, più economiche e più funzionali. Io mi rifiuto di crederlo. E chiedo alla Regione o a qualche politico che abbia davvero a cuore l'interesse della comunità, di sondare seriamente e verificarne la fattibilità.

 

 

 

 

L'editoriale n.109
   
Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

Articoli correlati (da tag)