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L'editoriale n.92

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L'editoriale n.92

“I bambini che hanno paura del buio diventano spesso uomini che hanno paura della luce”

Se quest'anno i bambini del centro storico non riceveranno regali i motivi, al di là della crisi (che, il buco dell'ozono, sta diventando un alibi buono per tutte le stagioni) andranno ricercati nella nuova viabilità generata dal Comune di Perugia: come farà Babbo Natale a posteggiare la slitta in via Baglioni, trasformata in un parcheggio privato a uso esclusivo di residenti? O il vecchio lappone si muove a prendere la residenza in centro o per i mocciosi dell'acropoli si prospetta un Natale davvero nero. E anche la residenza potrebbe non bastare, ché trovare parcheggio in via Baglioni sarà comunque un'impresa titanica. Certo, il Natale sarà nero anche per qualche adulto. Non tutti, per carità, ma quelli che avevano a cuore l'impatto visivo e la salvaguardia del patrimonio artistico del centro di Perugia, dopo lo scempio di strisce colorate e auto in sosta su una delle strade più eleganti della città, non passeranno un dicembre allegro. E gli scettici? Vogliamo parlare degli scettici? Già io faccio fatica a scrivere un'e-mail a Babbo Natale (che per inciso non ti degna mai di risposta e pure su Whatsapp è sempre off line), ma dopo anni passati a chiedergli di far sparire quell'osceno cartello stradale piazzato dall'amministrazione precedente in piazza IV Novembre proprio in cima a via Calderini con il solo effetto di distruggere il colpo d'occhio su una delle piazze più belle d'Italia, lui che fa? Non solo non ti ascolta, ma il prossimo Natale l'orrore raddoppierà perché l'amministrazione (quella nuova) ha visto bene di piazzare un cartello stradale, altrettanto osceno, in cima a corso Vannucci, lato piazza Italia. Ebbene sì, la via pedonale per eccellenza mortificata dalla segnaletica verticale. Del resto, avendo trasformato d'incanto via Baglioni in una strada a senso unico, ora corso Vannucci è destinato a diventare una tangenziale per i mezzi (preposti al carico e scarico) in uscita dal centro. L'amministrazione sostiene che si tratti di vecchi retaggi sacrificati all'altare della pedonalizzazione di piazza Matteotti, che se fosse totale e non parziale - le strisce ci sono anche qua - sarebbe cosa buona assai. Quel che non è chiaro è perché per abbellire una piazza, si debba imbruttire (e non poco) una via. Magari, prima di celebrare la prossima donna lanciata nello spazio ricordatevi dell'Umbria: qua logica e buon senso sono stati spediti su Marte da un pezzo.

L'editoriale n.92
   
Pubblicato in Editoriale
Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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