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L'editoriale n.142

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Umberto Eco sbagliava. Non è vero che i social danno voce a milioni di imbecilli che prima parlavano soltanto al bar. Peggio. Li mettono in connessione.
 Fanno capire all’imbecille di non essere solo dando forza alle sue farneticazioni

Partiamo dalla copertina. In un anno in cui abbiamo dedicato le copertine al primo piano di personaggi legati al territorio e in un decennio di copertine dedicate a Babbo Natale, la nostra scelta natalizia ricade stavolta su una donna che non solo ha poco a che fare con il Natale ma che, per giunta, non ha mai messo piede in Umbria.

Eppure, abbiamo dei buoni motivi. Il primo è che anche questa cover ha un legame con il territorio: è infatti opera del talento creativo di MaMo, istrionico artista umbro, mente geniale e mai doma. Il secondo è che la Regina Elisabetta è stata un simbolo che non potevamo non celebrare. Anche perché questo sarà - per tutti i nati dopo il 1952 - il primo Natale senza di lei.

Per renderci conto di cosa significhi in termini di spazio-tempo, basti pensare che quando la Regina è salita al trono, Giorgia Meloni, attuale premier italiana, non era ancora nata, Nilla Pizzi aveva appena cantato Papaveri e Papere a Sanremo, Daniel Day Lewis non aveva ancora vinto un Oscar, i cellulari non esistevano, l’uomo non era ancora stato sulla Luna (anche se secondo novax e complottisti non c’è mai stato), l’Ucraina faceva parte dell’URSS, i Beatles non avevano ancora scritto Hey Jude, se dicevi “pandemia” la gente pensava alla Spagnola, in tv non esistevano programmi a colori,

Dallas non era mai andato in onda, la Perugina era perugina (e non svizzera), la Città della Domenica non era stata ancora inaugurata, il Perugia non era mai stato in serieA e la Juve non era mai stata in B.

C’è poi un terzo, ma non ultimo, motivo. La Regina Elisabetta è stata un’icona. Dedicarle la copertina è il nostro modo di omaggiare le donne, attraverso una grande figura femminile. In tempo di women empowerment è solo il primo step di un percorso che vedrà noi di PM mettere la donna sempre più al centro delle nostre iniziative e del nostro racconto.

Detto questo, God save the Christmas!!

L'editoriale n.142
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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