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L'editoriale n.124

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Dopo Marotta, all'Inter arriva Conte. Se non vincono neanche quest'anno, comprano Andrea Agnelli

L'opera della discordia: è l'immagine ironica e provocatoria di MaMo (scelta fra mille polemiche come manifesto ufficiale dell'edizione 2019 di Umbria Jazz) che abbiamo utilizzato per la copertina di questo numero di PM. Perché? Per tanti motivi. In primis perché gli attacchi gratuiti non ci sono mai piaciuti e quelli a cui è stato sottoposto l'artista sui social dopo l'ufficializzazione della scelta da parte di UJ sono stati strumentali, violenti e pretestuosi.

In secondo luogo perché la critica è legittima, ma l'attacco personale non dovrebbe esserlo mai. Men che meno nel campo dell'arte. In terzo luogo perché a noi l'immagine piace, perché riesce a essere insieme irriverente e provocatoria, divertente e impattante, e ci piace anche che Umbria Jazz abbia deciso di celebrare in questo modo un artista perugino. Infine perché era da anni che non si accendeva un dibattito simile sull'autore del manifesto di Umbria Jazz: e se uno degli scopi dell'artista è quello di colpire e non lasciare indifferenti la missione di MaMo (a cui PM già in passato aveva dedicato spazio e di cui in questo numero trovate una bella intervista a pag. 40) è perfettamente riuscita. E se spesso il nome di chi ha firmato il manifesto della più importante manifestazione musicale umbra è finito nel dimenticatoio, tutto questo clamore consegna Mamo alla memoria collettiva della città, consacrandolo come uno dei più interessanti artisti umbri del momento.

Quanto all'arte della politica, Perugia archivia le elezioni amministrative con una vittoria schiacciante di Andrea Romizi al primo turno. Un'affermazione netta (60%) che, in una città dalla tradizione storicamente rossa, ha il sapore del plebiscito. Un risultato frutto di una combinazione data dall'harakiri del PD locale e dal premio che i perugini hanno voluto riconoscere al loro giovane sindaco per questo primo mandato. Ora è lecito aspettarsi che l'asticella venga ulteriormente alzata. L'alibi di “quelli che hanno governato prima” in questo Romizi-bis non sarà più valido. E tutto quello che verrà, nel bene e nel male, sarà figlio di questa amministrazione. Le aspettative sono alte, perché, archiviate le schermaglie elettorali, i perugini, di destra, di sinistra e di centro meritano una città da primato.

L'editoriale n.124
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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