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L'editoriale n.123

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Ehi Siri... dimettiti!! Non ho capito... forse volevi dire rimettiti?

Mancano poche settimane alle prossime elezioni comunali (che si terranno domenica 26 maggio), ma a Perugia si sta creando un singolare paradosso. Su 160mila abitanti, 159mila sono candidati come consigliere comunale. Praticamente, ammesso che nessuno faccia il franco tiratore di se stesso, le sorti della città sono in mano a quei quattro gatti che hanno scelto di non candidarsi.


Più sono i candidati e più sono le polemiche, ma soprattutto più sono in candidati e più sono i post sponsorizzati su Facebook. Roba da rimpiangere le foto dei piedi in spiaggia e i post con i gattini. Ha fatto molto scalpore social, in questo senso, il fotomontaggio diffuso da Omphalos con il bacio fra Salvini e Romizi. Ma, considerando che nel fotomontaggio prequel, che tanto clamore aveva sollevato a livello nazionale, il capo della Lega si baciava con Di Maio, una cosa è certa: i gusti di Salvini stanno migliorando.
Nel frattempo, nella città del Bacio per antonomasia, è già scattato uno scabroso interrogativo: è più inquietante il bacio di Salvini a Romizi o quello della politica umbra alla Sanità regionale?

Il tutto fra post di candidati radical chic, che citano scrittori sudamericani in chiave elettorale, per far pesare la propria superiorità intellettuale, post dei candidati leghisti in giacca e cravatta che evocano pistone elettroniche e capitani e post del candidato Sindaco sostenuto dal PD che fa reprimende all'amministrazione sulla gestione della ZTL ma poi se vai a leggere il suo programma la ZTL neanche la nomina.

Ma in tempo di campagna elettorale online la rete amplifica l'ideologia applicata a ogni campo dell'umanità. Il caso Leonardo Da Vinci docet. Se replichi alla tv transalpina che lo ha definito francese e fai presente che il genio era “italiano” per i radical-clic armati di tastiera sei solo un fascista e un ignorante, perché - si sa! - Leonardo era “toscano” ed “europeo”. Ma guai a definirlo italiano. Ché ormai l'italianità per la sinistra che scodinzola a Macron è una sorta di marchio d'infamia. Di questo passo qualcuno proporrà di ribattezzare il “made in Italy” in “made in South Europe”. Santa pazienza.

L'editoriale n.123
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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