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L'editoriale n.148

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L’Italia è quel circolo vizioso in cui la gente non rispetta le regole e chi fa le regole non rispetta la gente

Dalla stella cometa alle stelle Michelin, è stato un attimo. Ed ecco che per Natale nei cieli dell’Umbria splendono tre nuove brillanti stelle.

Insomma il primo regalo è arrivato in anticipo e lo ha portato la Guida Michelin, incoronando la nostra regione come capitale del buon mangiare e certificandone lo stato di crescita assoluta nella ristorazione con l’assegnazione di tre nuove stelle Michelin.

Riconoscimenti che vanno a Elementi Fine Dining, il ristorante di Borgobrufa, portato avanti con maestria dall’estro e dalle idee chiarissime dello chef Andrea Impero, ma anche dalla lungimiranza di Andrea Sfascia, l’imprenditore che ha creduto nel progetto e nella valorizzazione dei piccoli produttori; ad Ada Gourmet, della chef Ada Stifani, unica donna stellata in Umbria che peraltro riporta una stella in centro storico a Perugia dopo decenni; e a Une splendida intuizione dello chef Giulio Gigli, a Capodacqua di Foligno.

Quel che conta adesso è tenere la testa ben salda sulle spalle. La nostra è pur sempre una tradizione orgogliosamente contadina e chi arriva alle stelle ha quasi sempre già fatto i conti con le stalle. E visto che si parla di Natale cosa c’è di più rappresentativo di stelle e stalle? In fondo non è un caso che la celebrazione della stalla per eccellenza, il Presepe, sia nata in Umbria.

Aggiungeteci l’albero di Natale più grande su terra (Gubbio), l’albero di Natale più grande su acqua (Castiglion del lago) e la (nuova) pista di pattinaggio più grande su ghiaccio (Perugia) che si siano mai visti, ed ecco che iniziano a definirsi i contorni di una realtà che è sempre stata sotto ai nostri occhi: insomma, manca solo un allevamento intensivo di renne e altro che Lapponia, è l’Umbria la vera terra del Natale.

L'editoriale n.148
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.