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L'editoriale n.132

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Niente più veline di governo fatte girare ad arte. Niente più bozze dei DPCM anticipate ai giornali. Niente più paternali a reti unificate. Niente più infiniti ritardi per far crescere i follower su FB in piena pandemia. Niente più conferenze stampa con domande concordate. Spiace.

Ci siamo finalmente messi alle spalle il 2020, ma continuiamo a brancolare nel buio da Coronavirus anche in questo inizio di 2021. Ormai l'unica certezza che abbiamo è che ne saremo fuori solo quando ne saremo ufficialmente fuori. Nel frattempo dobbiamo continuare a fare i conti con la ruota impazzita del contagio, con la conta delle vittime, con l'emergenza determinata dalle varianti, con una gestione lacunosa dell'emergenza, con le zone rosse e con tutte le incertezze che la pandemia continua a portarsi appresso. Un clima in cui è sempre più difficile andare avanti per chi lavora, per chi un lavoro non ce l'ha, per le attività commerciali, per le strutture ricettive e per tantissimi altri soggetti.

Per questo oggi più che mai, sperando magari in una robusta spinta del nuovo governo, il solo, unico, vero obiettivo a cui dobbiamo tendere e per il quale dobbiamo pretendere velocità ed efficienza è la vaccinazione di massa. Dopo il fumo negli occhi delle prime settimane in cui le dose sono state somministrate attraverso il sistema sanitario nazionale adesso inizia la vera sfida, quella dei grandi numeri. Per i quali bisognerà quanto prima chiudere il cerchio intorno all'individuazione degli spazi, al reperimento del personale, alla tabella di pianificazione delle somministrazioni.

Magari partendo dalla stoccata del Prof. Massimo Galli: “le Primule stanno alla vaccinazione come i banchi a rotelle alla riapertura delle scuole”. Sotto-testo: adesso non è più tempo di carnevalate o di iper-costose armi di distrazione di massa. Adesso è il tempo dell'azione e della concretezza. Fare, fare, fare che significa vaccinare, vaccinare, vaccinare. Magari senza fronzoli né grancasse di risonanza comunicative, magari in un drive-in spoglio e scenograficamente impresentabile ma dannatamente funzionale, come dimostrano gli Stati Uniti. E la speranza è che dopo il tramonto del tandem Conte-Casalino ci sia sempre meno spazio per iniziative folkloristiche a favor di telecamera ma che si pensi alla sostanza e al bene del Paese.

Nel frattempo noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di andare avanti: nonostante le difficoltà, nonostante una distribuzione che sarà ancora condizionata da chiusure e limitazioni vogliamo dare un messaggio di presenza. Ci siamo e ci saremo finché potremo. Abbiamo deciso di farci trimestrali per i primi sei mesi dell'anno, sperando di poter tornare regolarmente bimestrali nella seconda metà del 2021. Ma vogliamo continuare a far parte della vostra quotidianità. È il nostro modo per starvi vicino e per regalarvi piccoli frammenti di normalità.

Ci mancate come un concerto.

L'editoriale n.132
   
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Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.

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