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L'editoriale n.105

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L'editoriale n.105

L'evoluzione del PD: dal Bella Ciao al Bella Ciaone

Se la Rievocazione Storica voluta dal Comune di Perugia doveva riportarci a vivere realisticamente le sassaiole dell'epoca di Braccio Fortebraccio, la missione è pienamente riuscita. Pochi argomenti hanno infiammato il dibattito pubblico come l'evento voluto dall'assessore Severini: dai soldi spesi all'utilità stessa della rievocazione, ogni aspetto della kermesse che verrà è stato oggetto di un battaglie verbali e scambi dialettici infuocati.

Ora, si potrebbe pensare che sul tema, ci siano in ballo ragioni e convinzioni personali, riconducibili alle diverse sensibilità di ognuno. Ma considerando che le critiche vengono tutte da un'unica direzione e, in particolare, dall'intellighenzia sinistroide della città è lecito sospettare che la rievocazione sia diventata il piede di porco di un attacco strumentale alla giunta Romizi.

Una delle ultime levate di scudi, saccenti e autoreferenziali contro il Palio, ha visto riunirsi una decina di maître-à-penser dell'intellettualitudine perugiotta (età media 70 anni), tutti a sbraitare in coro che la cultura deve guardare al futuro: perle di comicità involontaria.

Quanto a chi scrive, sarò franco: pur nutrendo una dichiarata stima per l'assessore Teresa Severini, non ho le idee chiare in merito. E in linea di massima sono piuttosto scettico. Sul fronte culturale avrei preferito contaminazioni contemporanee più vicine alle corde della città e magari più in linea con un percorso (in parte, ma solo in parte, abbozzato con la candidatura a Capitale della Cultura Europea) in grado di mettere in rete recupero di aree industriali, fermento artistico, valorizzazione delle risorse culturali del territorio, mostre di grande richiamo legate al presente, architettura, slancio internazionale.

Ciononostante credo che, laddove dovesse riuscire, la Rievocazione potrebbe aprire un fronte turistico e di visibilità assai significativo per Perugia. Da questo punto di vista sono molto curioso di vedere che cosa si materializzerà l'11 e il 12 giugno. E credo che per ogni giudizio sia intellettualmente onesto aspettare a esprimersi. Altrimenti sarebbe soltanto pregiudizio.

PS Fra le derive del dibattito, è chiamato in causa persino Eugenio Guarducci che sta compiendo una meritoria opera di riqualificazione delle logge di Braccio (in piazza IV Novembre) in funzione della prossima apertura di una cioccolateria. A scatenare i benpensanti in questo caso è stato il nome di Braccio abbinato a quello del re del cioccolato. Eppure se oggi una delle poche cifre identitarie positive che contraddistinguono Perugia nel mondo è proprio il cioccolato, gli intellettuali sbraitanti di cui sopra dovrebbero ammettere il fallimento di 70 anni di politiche sinistre in cui alla cultura del centro si è preferita la cultura del centro commerciale.

 


L'editoriale n.105
   
Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.