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Sesso? No, grazie parte III In evidenza

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Sesso? No, grazie parte III
Ultime riflessioni su questo tema scottante che spero vi abbia incuriosito tanto quanto me

Il fidanzamento in castità, mi dicono, agevola la conoscenza profonda dell’altro, che avviene in un tempo più breve rispetto ad altre coppie. Quindi “È ovvio che il fidanzamento non può durare in eterno, perché capisci prima se la persona è quella giusta e se sei pronto a fare il passo”. Eh già, il matrimonio. Tappa fondamentale, meta sempre più vicina, sogno quasi realizzabile per queste giovani e giovanissime coppie. Ma non è - chiedo io- qualcosa che può costringere a rinunciare alle proprie aspirazioni se si è ancora così giovani? “Assolutamente no. Sposarsi non vieta di proseguire gli studi o di continuare ad inseguire il proprio sogno”. Anzi. Questa scelta aiuterebbe, secondo gli intervistati, a dare più importanza alle prerogative dei due partner: “Credo che sarò stimolato a fare ancor più sacrifici per far sì che lei si senta realizzata”.

Ma perché tutta ‘sta fretta? “Precisiamo: non è che ti sposi solo per farlo”. La scelta, poi, va avanti anche nel matrimonio, dove però c’è spazio per qualcosa di più profondo e maturo. Anche per il piacere. Ma ci arrivi consapevole di chi hai davanti e delle cose che veramente contano. “Se dopo esserti sposato pensi solo a quello, è sbagliato. Te ne devi render conto e cercare di uscirne”.

E con gli anticoncezionali come funziona? “Non siamo bigotti. Se usati all’interno di un diverso contesto, per il bene della coppia e del figlio, non per egoismo, possono essere utili. C’è differenza rispetto all’uso prima del matrimonio, solo per piacere”. Ci può dunque essere un tempo durante il quale si sceglie di dare la priorità a qualcosa che non sia un figlio.

Tornando al presente. “Se l’avessimo fatto forse oggi non saremmo qua: io mi sarei chiusa, non mi sarei buttata e innamorata così come sono ora” spiega una ragazza. Questa coppia dice di aver scoperto che può esserci tanta intimità anche senza quello. Entrambi timidi, questo percorso li ha costretti ad aprirsi l’uno all’altro. Nonostante fossero –e sono- due persone diverse: “Io invece non ci credevo tanto –sostiene infatti lui- . Vengo da una famiglia che non sa nemmeno che significa castità. Il mondo oggi ti offre tutto senza particolari sforzi. Così invece ti devi confrontare coi tuoi limiti, cadere e poi scegliere ogni volta di andare avanti. Io posso dire, adesso, di essere soddisfatto. Ma un domani non so guardando indietro cosa penserò”. E va bene così. A vent’anni non si può sapere tutto. O pretendere di avere in tasca la verità –quella con la V maiuscola- su questioni così complesse.

Cedere è normale. Non è mica il finimondo. “C’è molta ipocrisia su questo - confermano- magari è la paura del giudizio degli altri. Il fatto di condurre o meno il proprio fidanzamento in castità è una cosa personale, non da sbandierare in giro. C’è nell’aria una sorta di competizione, ma inutile e sterile. Personalmente, non ci tocca”. Meglio così, dico io.

A questo punto ognuno avrà una propria idea sul tema. Magari se l’è fatta leggendo queste poche righe. O forse le parole di questi ragazzi hanno solo avuto l’effetto di confermare ciò di cui già si era convinti.

È buffo ma, talvolta, giusto e sbagliato non esistono. Io, in tutta sincerità, ho capito questo: è molto meglio interessarsi, conoscere e confrontarsi, piuttosto che giudicare. Non solo: è anche molto, ma molto, più piacevole.

 

Sesso? No, grazie parte III
   
Pubblicato in PM Young
Giulia Bianconi

Perugina doc, studia Relazioni Internazionali, collabora per la cronaca di Perugia con il Corriere dell'Umbria e sogna di diventare, un giorno indefinito, giornalista.

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