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Generazioni a confronto In evidenza

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Generazioni a confronto

Affrontare le opportunità del presente recuperando i punti di forza che avevamo in passato

 

Antonio Rocchini ha 62 anni, una laurea in Scienze Politiche, un lavoro alla Asl del Trasimeno, una moglie e un figlio. Oltre ad essere un mio caro amico da sempre, è autore di un libro intitolato “1954. L’ultimo mondo contadino” con il quale si è fatto interprete della cultura in cui affondano le radici della sottoscritta e di molte persone che conosco: quella contadina.

L’infanzia vissuta nella campagna di Castiglione del Lago ed un intenso lavoro di memoria lo hanno condotto a dare forma scritta ad un prezioso bagaglio di esperienze e conoscenze troppo spesso dimenticate, da raccontare ai giovani come Alessandro, suo figlio, che di anni ne ha ventiquattro.

Abbiamo riflettuto insieme su ciò che i giovani hanno perso rispetto ad allora e su cosa, al contrario, il passare degli anni ci ha regalato.

 

Antonio, dove affondano le nostre radici?

In un Paese prevalentemente agricolo come il nostro, fino agli anni ‘60 la società umbra era in prevalenza costituita da vaste campagne densamente popolate, dove lo stile di vita tipico era quello del contadiname. Non vi erano beni di consumo, tutto era ridotto all’essenziale, si viveva come in un mondo a parte, autosufficiente. C’era poi una classe dominante, seppur nettamente minoritaria. Parliamo di un’epoca che ha affrontato, con l’avvento della tecnologia, un cambiamento radicale e senza ritorno.

 

Cosa, del mondo che descrivi nel tuo libro, abbiamo perso e sarebbe bene recuperare?

Abbiamo in parte perso la solidarietà, la semplicità e la capacità di vivere con poco. Alcuni valori erano così fondamentali da non poter esser messi in discussione: il senso di appartenenza al nucleo familiare e alla comunità. I giovani di oggi sono senza dubbio molto più preparati, competenti e maturi delle generazioni che li hanno preceduti. Però sono più soli, hanno anticorpi sociali meno sviluppati, sono più fragili. Molto è legato anche al diverso contesto sullo sfondo: la mia generazione ha vissuto anni di enorme crescita –il PIL galoppava alla velocità del 6% l’anno, un miraggio per noi oggi- e ci bastava essere laureati per conquistare le migliori posizioni occupazionali.

 

Questa dimensione collettiva, secondo te, è recuperabile?

Certamente è possibile, ma di par passo al raggiungimento di una maggiore giustizia sociale. Spesso le tensioni derivano dalla mancanza di uguaglianza, è come se non ci fosse spazio per tutti: siete sempre messi in competizione, uno contro l’altro.

 

Quali sono stati invece i cambiamenti più positivi per i giovani?

La fine di una vita da servi della gleba e la scomparsa, seppur non totale, della povertà. Il guadagno più bello la possibilità di viaggiare e conoscere il mondo intero grazie all’eliminazione delle frontiere e a progetti come l’Erasmus.

 

Con lo sguardo rivolto al passato, qual è la pecca di noi giovani d’oggi?

Come dicevo vi trovate ad affrontare un momento di crisi in cui il futuro è sempre più difficile da decifrare. Credo però che non siate abbastanza indignati, piuttosto passivi. Non avete spirito critico, forse perché siete figli del benessere e della fine delle ideologie. Noi siamo stati protagonisti di atteggiamenti di rivolta e ribellione, sempre pronti ad organizzare una protesta.

 

Condivido. Ma in tutto ciò voi genitori avrete qualche responsabilità, o no?

Noi genitori abbiamo vissuto quei fermenti senza trasmettervene una sintesi. Forse a causa di difficoltà, sofferenze e sensi di colpa sperimentati in passato, non volevamo farvi provare le stesse cose.

 

Così siamo cresciuti in una bolla di cristallo.

Le ansie e i timori dei genitori sono cambiate moltissimo: ora anche il nostro vicino di casa è considerato un potenziale nemico. Il nostro principale pensiero è quello di proteggervi, di preservare la vostra incolumità fisica. Sono tutte paure che inevitabilmente assorbite e riproponete in prima persona, imitando i comportamenti degli adulti. D’altronde la famiglia è tutt’oggi la più importante agenzia formativa.

 

La mia è la generazione del figlio unico: non avrete investito un po’ troppe aspettative su di noi tanto da non essere in grado di accettare insuccessi di alcun tipo? Poi ci stupiamo di storie di insegnanti aggredite da genitori che le incolpano dei fallimenti dei propri figli..

È proprio la famiglia ad essersi indebolita. Quello del mondo contadino era un contesto di certezze e punti fermi, ognuno aveva sue precise funzioni e ruoli. Con l’abbandono delle campagne e l’avvento della famiglia nucleare, questa si è sempre più trovata sola contro il mondo.

 

Sentiamo spesso parlare di scontro generazionale genitori/figli. Che ne pensi?

Non si deve dar retta a queste visioni, è uno scontro da non fomentare. I giovani non avranno vantaggi nell’arrabbiarsi con gli adulti. Prendiamo il discorso delle pensioni: viviamo in uno Paese ricco ma è la distribuzione ineguale della ricchezza, il fatto che sempre meno persone possiedono la fetta maggiore della torta, il vero problema.

 

Insomma, si stava meglio quando si stava peggio?

No, sotto tanti punti di vista il presente è assolutamente meglio. Bisogna però riconoscere che ogni passo in avanti può nascondere contraddizioni. Ad esempio: la fruizione del tempo libero ha subito una vera e propria rivoluzione, ne parlo nel libro, attraverso il mezzo televisivo, che ha contribuito alla crescita culturale delle persone e all’alfabetizzazione del Paese. Ha anche cambiato, però, il modo di stare insieme. Prima si condivideva uno spazio comune. Oggi non si va più al cinema perché acquistiamo enormi tv da portarci in casa, abbiamo infiniti cataloghi di film e serie grazie alle pay tv, ma non ci rendiamo conto di perdere la possibilità di esprimere un commento e avere un confronto con l’altro.

 

Per concludere: un consiglio da padre per noi giovani.

Sarà banale: acculturatevi, che come diceva Don Milani, una parola in più oggi è un calcio in meno nella vita domani. E poi siate voi stessi, nonostante spesso sia sconveniente, ho imparato con l’esperienza che è una qualità riconosciuta e apprezzata.

                                                                              

 

Giulia Bianconi

Generazioni a confronto
   
Giulia Bianconi

Perugina doc, studia Relazioni Internazionali, collabora per la cronaca di Perugia con il Corriere dell'Umbria e sogna di diventare, un giorno indefinito, giornalista.