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Perugia, altro che città di provincia

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Perugia, altro che città di provincia
La fortuna di vivere in una città piena di opportunità
In questi giorni di Festival Internazionale del Giornalismo, Perugia è magica. L’aria che si respira è carica di incontri, spunti di riflessione e volontà di condividere un’esperienza unica. Gruppi di turisti, lingue diverse, stranieri da ogni parte del mondo: la nostra è una città internazionale.



Una ricorrenza come questa mi ha fatto meditare: quanto siamo fortunati a vivere qui! Quante belle opportunità abbiamo a portata di mano. Sta solo a noi coglierle.

L’ho capito recentemente, complici, oltre un po’ di maturità in più, alcune esperienze. Ho conosciuto studenti americani che, di semestre in semestre, scelgono Perugia per la loro esperienza italiana. Lo fanno non solo perché è una città più vivibile rispetto alle grandi Roma o Milano, perché il centro storico è particolarmente concentrato e possono spostarsi a piedi raggiungendo un po’ tutto ciò di cui hanno bisogno. O perché, essendo così centrale, gli permette di viaggiare e visitare agevolmente tutte le innumerevoli bellezze del nostro paese. Vengono a Perugia perché qualcuno -forse i colleghi che li hanno preceduti- gli ha raccontato che ha un’anima internazionale, che è un crocevia di più identità culturali, un punto d’incontro di esperienze diverse, pur riuscendo a mantenere intatte le tradizioni e le peculiarità artistico-paesaggistiche di un passato ricco di storia. Una città che, soprattutto in alcuni momenti dell’anno -Festival del Giornalismo, Umbria Jazz, Eurochocolate- fiorisce in un’infinita ricchezza di capitale sociale e umano, oltre che artistico e culturale.


C’è sempre la possibilità di fare incontri, di riscoprire un luogo che abbiamo visitato da piccoli o che non abbiamo mai considerato prezioso solo perché è sempre stato sotto il nostro naso: spesso sembra che la rilevanza storico-artistica di qualcosa sia direttamente proporzionale a quanto dista da noi.

Sono felice di poter affermare oggi che capisco chi viene a vivere Perugia, anche solo per un periodo nella propria vita.

Ora, la domanda è: noi perugini come viviamo la nostra città? Spesso, passatemi il termine, da provincialotti. Tendiamo a muoverci a testa bassa non capendo quanto poco basterebbe per apprezzare al meglio il gioiello che abbiamo di fronte. Diamo per scontati eventi per partecipare ai quali altri prendono pullman, treni o addirittura aerei. Perché il perugino medio è chiuso e abitudinario, peggio di un gatto. Sarebbe bello, soprattutto per noi giovani, spogliarci delle nostre purtroppo già consolidate abitudini, comportarci meno da gente del luogo, distratta e talvolta superficiale, e più da forestieri, con mente aperta e tanta curiosità di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo di quella città in cui siamo nati e cresciuti.



Perugia, altro che città di provincia
   
Giulia Bianconi

Perugina doc, studia Relazioni Internazionali, collabora per la cronaca di Perugia con il Corriere dell'Umbria e sogna di diventare, un giorno indefinito, giornalista.