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Le mille vite di Umbria Jazz In evidenza

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Una storie sempre nuova: il festival supera la pandemia e si avvicina ai 50 anni

Testo: Angela Giorgi
Brano: Door of the Cosmos- Sun Ra

Rinnovamento nella continuità. Arriva alla sua 48esima edizione quest’anno Umbria Jazz, tra le manifestazioni più iconiche e longeve dell’Umbria e nella top ten dei festival jazz di tutto il mondo, con una capacit  di adattamento alle sfide della contemporaneità  – pandemia compresa – che ricorda tanto l’attitudine all’improvvisazione tipica del genere. É difficile immaginare il centro storico di Perugia, a luglio, senza i suoni e i volti di Umbria Jazz, ma un anno e mezzo di Covid ci hanno insegnato che dobbiamo e possiamo ripensare anche la cultura e l’aggregazione. UJ ha saputo farlo, reinventandosi e riscoprendo anche quella dimensione regionale che aveva caratterizzato i primi anni di vita della manifestazione.

Itinerante, libera, uno specchio perfetto dello spirito dei tempi: É questa Umbria Jazz nelle prime edizioni. Nel 1973 Piediluco e Perugia, per un cartellone elettrizzante tra Weather Report, Perigeo, Aktuala e Sun Ra Arkestra, tra gli altri. Era solo l’inizio di una mappa sonora che, nei primi anni di vita del festival, avrebbe coperto tutta l’Umbria: Citt  della Pieve, Gubbio, Citt  di Castello, Orvieto, Castiglione del Lago, dove i pescatori ancora ricordano l’orda di hippies seminudi che si aggirava per il lungo lago, affamata delle note di Dizzy Gillespie. Una vocazione regionale di cui è rimasta traccia nell’ormai consolidata UJ Winter a Orvieto, nella recente versione ‘Spring’ di Terni e che è stata rivisitata in chiave digitale nel progetto ‘JazzLife’, pensato per regalare ai fan della manifestazione un’esperienza dell’arte e del territorio anche durante la pandemia.




Nella sua lunga storia, Umbria Jazz si era fermato solo nel 1977, per non creare situazioni di rischio potenziale nelle piazze già accese dalla politica, e per un “periodo sabbatico” tra il 1978 e il 1982, in cui ripensare la formula del festival. Non esattamente degli stop forzati quindi, ma delle pause ponderate per una manifestazione che stava assumendo fama e proporzioni sempre più importanti.




La prima vera battuta d’arresto, quindi, è stata a tutti gli effetti quella imposta dalla pandemia nel 2020. Un momento critico, in cui Umbria Jazz ha dovuto rinunciare al cartellone internazionale – da sempre il suo fiore all’occhiello, al bagno di folla dei Giardini Carducci e di Piazza IV Novembre, alle scorribande notturne tra una jam session e l’altra. Ma Perugia non poteva restare senza musica e UJ è andata incontro a una soluzione non facile, controversa per molti e criticata da alcuni. Non certo per il cartellone, perchè  – ricordiamolo – se il jazz italiano se la gioca con quello made in USA, il festival ha potuto contare su artisti del calibro di Enrico Rava, Danilo Rea, Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, solo per citarne alcuni.



Una logistica non semplice, la scelta obbligata di circoscrivere la piazza principale dell’acropoli, limitare gli accessi e posizionare una platea di sedie e tavolini, con uno straniante effetto a metà tra il dehor di un jazz club e un negozio per articoli da giardinaggio: la prevedibile assenza dell’atmosfera a cui UJ ha abituato la città ha relegato in secondo piano il valore di un tentativo che ha voluto comunque preservare la musica, anche in un periodo storico così difficile.





Le sfide imposte dalla pandemia, però, hanno anche rappresentato per Umbria Jazz un’occasione per riscoprire – e far riscoprire al pubblico – la dimensione regionale che aveva caratterizzato le prime edizioni della manifestazione. Il Cassero di Porta Sant’Angelo a Perugia, l’esterno del Duomo di Orvieto, il Teatro Romano di Gubbio, la Rocca del Leone di Castiglione del Lago: questi i palcoscenici di ‘JazzLife’, progetto sostenuto dal Ministero degli Esteri in cui quattro video e altrettanti concerti raccontano l’Umbria in musica, con il quartetto di Fabrizio Bosso, Rita Marcotulli e Dado Moroni, la Cosmic Renaissance di Gianluca Petrella e il trio di Gabriele Mirabassi.





Ancora sfide per Umbria Jazz nel 2021, un anno in cui il ritorno alla piena normalità è lontano, ma in cui si iniziano a intravedere segnali di speranza. Primo fra tutti, il ritorno dei concerti all’Arena Santa Giuliana. Dal 9 al 18 luglio il “main stage” dei grandi nomi di UJ tornerà quindi ad accendersi con artisti internazionali come Brad Mehldau, Branford Marsalis, Fred Hersch e con le stelle del jazz italiano.







Pubblicato in PM TopNews
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