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Sustain.ability, l’ambiente ai tempi del coronavirus In evidenza

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Ambiente e coronavirus: un binomio inscindibile

di Francesco Asdrubali // Professore ordinario di Fisica Tecnica Ambientale · Università degli Studi Roma Tre

Da un lato perché è probabile, come delineato nel profetico bestseller del 2017 “Spilloverdi David Quammen, che sia stato l’uomo a scatenare il coronavirus, con l’impatto delle attività antropiche sull’ambiente. Spesso infatti le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all’uomo, esattamente come il Covid-19, sono conseguenza di nostri comportamenti errati tra cui il commercio illegale o non controllato di specie selvatiche, la deforestazione e, più in generale, l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi naturali.

Dall’altro perché numerosi studi scientifici mostrano che il virus si sta dimostrando più aggressivo proprio laddove l’inquinamento atmosferico è più presente. Una ricerca dell’Università di Harvard, condotto dalla professoressa Francesca Dominici e pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine, dimostra che un incremento di un microgrammo per metro cubo di polveri sottili aumenta il rischio di morte da coronavirus del 15%.

Altri studi italiani, tra cui uno condotto dalle Università di Siena e Tor Vergata di Roma, indicano che le polveri sottili danneggiano le mucose del sistema respiratorio e gli alveoli polmonari, rendendo chi è stato a lungo esposto allo smog più suscettibile al virus. Questo, tra l’altro, spiegherebbe come mai i bambini non siano attaccati dal coronavirus, dato che il loro sistema respiratorio non ha ancora fatto in tempo a essere compromesso dall’inquinamento. Una ricerca condotta da un gruppo di scienziati di cui si è fatto portavoce Gianluigi De Gennaro dell’Università di Bari ha incrociato i dati delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale con le curve di contagio disponibili e ha scoperto che nelle zone come la Pianura Padana dove l’atmosfera è molto stabile, non c’è molto vento né dispersione delle sostanze, le goccioline che emette una persona contagiata parlando o starnutendo si accompagnano alle polveri sottili e perdurano più a lungo nell’aria

Questi studi spiegherebbero perché il virus non sia riuscito a sfondare la “linea gotica”, come dimostra l’impietoso confronto tra i numeri del contagio e dei decessi al Nord rispetto al Centro-Sud. Anche a livello mondiale, le aree con maggiore letalità sono aree fortemente antropizzate, ovviamente anche a causa della densità di attività e popolazione: Londra, Madrid, Parigi, New York.

È auspicabile che la ripartenza sia improntata a un Green New Deal, un nuovo patto verde che permetta di ridurre la nostra impronta sul pianeta, produrre energia sostenibile, arrestare la perdita degli habitat naturali e delle specie viventi. L’Umbria esce bene dall’esperienza del coronavirus, con indici di contagio e di letalità tra i più bassi di tutte le regioni italiane, merito forse della sua qualità ambientale, dei ritmi più slow, del suo essere un po’ appartata rispetto alle grandi vie di comunicazione. Facciamo di queste qualità della nostra regione un volano per ripartire!