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A tu per tu con Aimone Romizi

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PM incontra il frontman dei Fast Animals and slow kids

testo Alessandro Cascianelli

Abbiamo incontrato Aimone Romizi prima della data evento di Perugia. Tra canzoni, ospiti e sorprese, il Frontone si riempie d’energia, adrenalina e un pizzico di magia


Ciao, siamo i Fast Animals and slow kids e veniamo da Perugia”: è diventato ormai il loro marchio di fabbrica, ma è anche il modo per ricordare a tutti da dove sono partiti. Dall’amore per la musica di quattro amici - Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti - è nato un gruppo che ha riportato un po’ di sano rock ’n’roll nella musica italiana, riempiendo club, vendendo dischi e facendo scatenare il pubblico. I loro concerti sono un’esperienza mistica: un rito collettivo che coinvolge migliaia di persone, facendole cantare a squarciagola, saltare fino a sentire il sudore scorrere sulla schiena e sognare, puntando gli occhi verso il cielo. In occasione della data evento del loro tour, in programma il 14 settembre nella meravigliosa cornice del Frontone, abbiamo incontrato Aimone, frontman della band, che nonostante gli ottimi risultati avuti, ci ha ricordato che prima di tutto viene sempre una cosa: la musica, che unita alla passione e alla voglia di divertirsi, crea un cocktail magico, quello dei Fask.




Partiamo dal vostro ultimo album, “Animali notturni”, sei contento del riscontro ricevuto?

Sono passati quasi quattro mesi e posso fare un primo bilancio: è in assoluto il nostro album che è andato meglio, è stato un lavoro di svolta, ci siamo permessi cose che negli altri progetti non avevamo potuto provare. L’esperienza ci ha dato la possibilità di cambiare prospettiva, di vedere la vita con occhi diversi da quelli di quando avevamo 20 anni. Questo ci ha spinto artisticamente a metterci sul bordo del burrone e, in un primo momento, ci ha fatto paura, ma ora dico che è stata la scelta giusta. Rischiare, mettersi in gioco per le cose che ci rappresentano e scriverle è quello che ci serviva.

Il titolo del disco potrebbe essere un vostro epiteto, vi sentite degli animali notturni?
Cerchiamo sempre dei titoli che rappresentino tutto il disco, ma, in ultima analisi, visto che quest’ultimo è una serie di riflessioni sulla nostra vita, si può dire che sì, siamo degli animali notturni. Questa definizione descrive due anime differenti: quella che va in giro di notte a ubriacarsi, senza pensare al futuro e vittima delle proprie velleità, ma anche quella che il giorno dopo quando si rende conto di cosa ha fatto, passa la notte a riflettere e a creare qualcosa. Il viaggio racchiuso nell’album è profondamente riflessivo e liberatorio: si compone di due tempi differenti di vita e, in questo momento, i Fask vivono così.

Dopo anni di sacrifici avete firmato per Warner, cosa ha significato per voi questo passaggio?
Dovrebbe essere un traguardo, ma non l’abbiamo completamente
visto così. Non siamo mai andati in cerca di una major, ma piuttosto di alcune risorse per smettere di registrare in situazioni semplici, come ad esempio nello studio vicino al Lago di Montepulciano, dove abbiamo portato a termine dei progetti con degli strumenti prestati spesso da amici. Volevamo migliorare la nostra qualità e, per farlo, era
fondamentale poter essere affiancati da artisti che aiutassero a strutturare i suoni e, ad oggi, per noi era possibile solo tramite le major: qui è nato l’incontro con Warner.
C’è stata da subito molta intesa, non ci hanno dato paletti e abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un team di professionisti, grazie al quale ci siamo tolti parecchie
soddisfazioni.

Mentre firmavate il contratto, vi è venuta in mente un’immagine in particolare della vostra lunga gavetta?
Credo che la gavetta non finisca mai: continuiamo sempre a fare migliaia di chilometri su un furgoncino per l’amore per la musica e per la voglia di suonare. Siamo dei camionisti del rock ’n’roll. Non c’è stato un abbandono del passato, anzi siamo sempre di più proiettati sul presente e vogliamo godercelo appieno.

Negli ultimi anni c’è stato un boom della musica indipendente italiana, qual è la tua opinione a riguardo?
Effettivamente c’è stata una nuova espansione della musica italiana, che ancora non è finita, visto che sta continuando a produrre cose interessanti. È nuova e intuitiva, la sta seguendo sempre più pubblico e, di anno in anno, sta riportando gli artisti italiani in classifica: finché ci saranno queste condizioni, credo sia decisamente proficuo.

Se dovessi paragonare la nuova musica italiana ad una squadra di calcio, dove collocheresti i Fask?
Premetto che non seguo molto il calcio (ride,ndr), ma per come approcciamo la musica ti direi che siamo degli attaccanti. Anche se, in realtà, penso che il nostro ruolo sia più quello dei difensori: cerchiamo di non esporci troppo per tutelare il nostro risultato, ci piace difendere lo spirito del live, suonare bene dal vivo e non vogliamo snaturarci.





Venite da Perugia, una realtà in cui emergere non è semplicissimo, qual è stato il vostro asso nella manica?

Aver fatto sempre quello che volevamo: non abbiamo mai fatto musica per vincere a Perugia, ma per vincere noi stessi, combattendo le nostre guerre interiori. Questo, tra le altre cose, ci ha portato molti ascoltatori di Perugia, facendoci vivere al meglio la nostra realtà, ma al tempo stesso, ci ha fatto proiettare la testa musicalmente sempre verso il mondo: questa sincerità è arrivata ed è stata apprezzata. Comunque ci piace la provincia, perché amiamo Perugia come città ed è il luogo in cui ci sono i nostri amici di una vita, dove c’è la nostra quotidianità. È il nostro posto, ci rende felici.

Il 14 settembre c’è l’ultima data del vostro tour al Frontone, che cosa vi aspettate?
È una data iconica: ci saranno i nostri genitori, i nostri amici e, soprattutto, il nostro pubblico. Quando suoniamo a casa, c’è la sensazione che stiamo vivendo la nostra vita nel nostro posto della vita, è meraviglioso. Sarebbe un sogno, poi, riuscire ad ispirare i ragazzini appassionati di musica, che coltivano lo stesso sogno nel cassetto che avevamo noi alla loro età. Il nostro live sarà una sorta di ringraziamento a Perugia e all’enorme possibilità che ci ha dato.

Come deve essere il live dei Fask dei tuoi sogni?
Il live perfetto è un concerto in cui tutte le canzoni vengono cantate fino a perdere la voce, in cui il pubblico sovrasta l’impianto e si crea una miscela esplosiva d’emozioni. Sogniamo un concerto in cui Perugia ci faccia sentire vivi, proprio dove siamo nati.
A tu per tu con Aimone Romizi
   
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