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Smart (?) working In evidenza

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Abbiamo spento e riacceso. Abbiamo fatto il riavvio e il ripristino. Abbiamo staccato il modem, contato 10, riattaccato il modem.

Abbiamo lavorato sulle scale o in bagno. Abbiamo fatto videochiamate di lavoro girando il sugo e sistemando la biancheria, nel letto e sotto la doccia, mentre infornavamo il pane o disinfettavamo la spesa. Qualcuna ha partecipato a uno Zoom meeting mentre tagliava i capelli al fidanzato. Qualcuno era in riunione via Google Meet e nel frattempo, con vaschetta e pennellino, si dava da fare per porre rimedio alla ricrescita della moglie. Abbiamo faticato così tanto a trovare la concentrazione che a metà mattinata di lunedì ci sembrava di essere già alle condizioni di un comune venerdì pomeriggio. Abbiamo raggiunto livelli di produttività che nemmeno alle 18.30 del 23 di dicembre o alle 8.45 del 16 di agosto. Abbiamo ricevuto chiamate di lavoro a qualsiasi ora del giorno e della notte. Abbiamo lavorato a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ci hanno inviato mail urgenti il sabato di Pasqua e il pomeriggio del primo maggio. Abbiamo lavorato così tanto da non riuscire a partecipare a neanche uno dei 27 webinar gratuiti che ci interessavano. Abbiamo dovuto rinunciare anche alla diretta streaming di pilates e siamo perfino riusciti a fare tardi per l’aperiskype con gli amici. Ci siamo messi il golfino o la camicia, pettinati e truccate, ma senza riuscire a togliere i pantaloni del pigiama per settimane.

Abbiamo discusso con i nostri conviventi: 

Da lunedì la postazione in terrazzo è la mia!

Mi serve il mio computer, per la lezione di inglese puoi usare quello di tuo padre… o il tablet… o lo smartphone...

Puoi staccare? Mi stai ciucciando tutto il wifi!

Puoi evitare di abbaiare mentre sono in riunione?”. 

Se insomma per alcuni sembra aver funzionato bene, portando addirittura a una qualità di vita migliore, per molti altri quello delle scorse settimane non è stato affatto lavoro agile. Perché lo smart working diventi un’alternativa credibile c’è bisogno di formazione e di strumenti appropriati, della messa in campo di risorse per l’adeguamento di aziende e lavoratori e ovviamente è fondamentale la riapertura delle scuole. Nel corso del lockdown abbiamo comunque fatto del nostro meglio, con i mezzi che avevamo e nelle condizioni in cui siamo piombati da un giorno all’altro e magari qualcuno sentirà pure la nostalgia di questi giorni di tragicomico lavoro da casa che odoravano di sugo e di spray disinfettante. Ma per la gran parte degli italiani è arrivato il momento di tornare in ufficio, di uscire, di ripartire. Di spegnere e riaccendere. Buona riaccensione a tutti noi!

 

Smart (?) working
   
Isabella Zaffarami

Moglie e mamma, prova a fare anche la giornalista. Molto curiosa, abbastanza coraggiosa e un po’ capricciosa. È spesso in ritardo, ma solo perché odia aspettare. Ama il giallo, le margherite, il mare e il tiramisù. Un tempo amava dormire fino a tardi, oggi ama andare a letto presto. Ama la sua città, Todi. Ama le parole, quelle già scritte e quelle ancora da scrivere.