Uso dei cookie

Questo sito non fa uso di cookie per la profilazione in prima persona.
Questo sito fa però uso di cookie tecnici. Questo sito utilizza inoltre embed di codice e servizi esterni. Nell'informativa estesa sono disponibili i link alle terze parti ove negare i cookies dei terzi che possono profilare se attivati dall'utente sul sito del terzo.
Procedendo nella navigazione o cliccando su "Accetto" si acconsente all'uso dei cookie.


Policy Accetto

x
A+ A- T+ T-

L'Umbria non va difesa acriticamente. Va aiutata a crescere In evidenza

Scritto da 
0
|| || ||
Nella scorsa edizione di Piacere Magazine ho pubblicato un articolo che ha suscitato molto clamore e un'infinità di commenti, soprattutto sui social, alcuni dei quali indignati
Il titolo del pezzo in oggetto era “L'Umbria è una toscana che non ce l'ha fatta”. Una provocazione ovviamente, un modo pungente per scatenare una reazione su quella che a mio avviso è una ferita aperta del nostro territorio: l'incapacità di avere una strategia (comunicativa e progettuale) per l'incoming. E allora, mi chiedo, perché davanti a una provocazione ve la siete presa così tanto?

Certe critiche sono mosse da uno slancio d'affetto, da spirito che, al di là della provocazione in sé vuole essere cotruttivo, oltre che dal legittimo desiderio anche imprenditoriale di veder crescere la nostra regione. Inutile gridare infognati, o rispondere piccati, inutile andare sulla difensiva per difendere quel panorama (politico ma non solo) che non ha ancora saputo trasformare l'Umbria in brand appetibile e con una sua precisa identità a livello turistico.

Provo, sulla scia di quel dibattito social, a fare qualche osservazione, semplice, oserei dire, elementare. Invece di attaccare e di rispondere quasi offesi sul piano personale per le mie critiche al sistema Umbria non sarebbe molto più costruttivo confrontarsi sui numeri, sui progetti a medio e lungo termine, sui risultati, magari portando dei dati inconfutabili a supporto?

Perché si preferisce uno scontro di stampo curvaiolo basato sulla pancia invece che un confronto civile basato sui numeri (e sui ragionamenti)? Perché non iniziamo a ragionare in maniera costruttiva su come rendere strategico, davvero strategico, il nostro aeroporto? Perché non facciamo autocritica sull'incapacità di fare sistema anche a livello imprenditoriale (altro elemento fondamentale per dare una spinta a un territorio)?

Chi mi cerca, anche dall'estero, per i servizi che offro, resta spesso sorpreso quando arriva in Umbria nel trovarsi di fronte a una realtà splendida, che quasi mai viene raccontata e comunicata per il suo reale valore. Sono persone che quando viaggiano vogliono vivere una vera esperienza sul territorio, immergersi e sentirsi parte di questa realtà. Sono viaggiatori che quando torneranno a casa loro diventeranno ambasciatori dell'Umbria nel mondo. Anche queste sono opportunità da cogliere. A livello immobiliare occorrono più spinta e più promozione per aprire contatti di mercato che avrebbero una ricaduta straordinaria su tutto il territorio.

Proviamo a fare meno gli offesi e più sistema. Abbiamo soltanto da guadagnarne.

 


 

L'Umbria non va difesa acriticamente. Va aiutata a crescere