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Bit addio? In evidenza

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Bit addio?
Il mio rapporto con la Bit è un po’ come quello di una innamorata che, con il tempo, si accorge che il suo innamorato non è più quello di allora. Sono tornata sabato pomeriggio da Milano, dopo due giorni alla Bit con una delusione che mi ha fatto promettere a me stessa che non ci sarei più tornata.

Sono andata su nella doppia veste di ufficio stampa e di blogger, oltre che di appassionata di viaggi. Accompagnata dalla speranza di trovare una Bit migliore di quella degli ultimi 2/3 anni. Il terzo “ruolo” –quello dell’appassionata di viaggi- l’ho abbandonato subito, perché la maggior parte degli espositori, soprattutto nei padiglioni Estero, erano operatori che offrivano proprio il tipo di viaggio che io non faccio, quello organizzato. Non mi sono portata via neanche chili e chili di brochure come facevo di solito, tanto le stesse informazioni le posso trovare in rete all’occorrenza. Quelle degli anni passati dovrei avercele ancora da qualche parte, abbandonate, inutilizzate e, ormai, anche inutilizzabili.

Come blogger, a parte la partecipazione all’incontro di Vagabondo.net, da cui sono uscita “rassicurata” rispetto alla strada intrapresa, non ho avuto né stimolo né modo di prendere contatti per lo stesso motivo di cui sopra. C’è chi mi dice che avrei dovuto, invece, approfittare per “vendere” il mio blog, ma più che vendere io stavo cercando ispirazione. E non l’ho trovata…

Insomma, alla fine, la Bit mi è servita nell’unica mia veste di ufficio stampa, perché mi ha dato la possibilità di incontrare colleghi giornalisti che non vedo quanto vorrei.

Alla fine, compagna del mio viaggio di ritorno è stata la domanda fissa: “ma la Bit serve ancora?” Parlando con gli operatori di varie regioni con cui ho contatti ho percepito una certa loro soddisfazione per gli incontri specializzati che hanno avuto nei due giorni dedicati agli addetti ai lavori. Evidentemente da questo punto di vista è ancora utile che ci sia probabilmente, ammesso che il gioco (la partecipazione) valga la candela (i costi dello stand).

E per i viaggiatori? Qui, ho i miei dubbi. Se io dovessi spostarmi da Perugia come curiosa per prendere informazioni alla Bit per i miei prossimi viaggi, decisamente non ci andrei. Se abitassi a Milano o dintorni forse. I 5 euro del biglietto li spenderei, ma non di più. E sempre che non abbia altro da fare.

Se fossi stata pubblico, peraltro, mi sarei offesa vedendo come, in alcune stand delle regioni italiane, il sabato mattina ci fossero pochissimi espositori, chiaro messaggio del loro disinteresse nei confronti di quella che alcuni definiscono, con un qualche disprezzo, la massa. Ma chi ti ci viene in albergo? Chi te le prenota le camere? I turisti passano tutti dalle agenzie? Anche no… Mi è saltata all’occhio l’Umbria, in particolare, perché è la regione in cui abito: che sconforto vedere quello stand, già bruttino di suo, così triste e vuoto, con due/tre espositori coraggiosi, a cui la gente passava davanti chiedendo “Ma non c’è nessuno?”

No… E’ chiuso per fiera.

Bit addio?
   
Maria Luisa Lucchesi

Fondamentalmente sono una Ex. Almeno da quando ho capito che quello che ero mi tratteneva dall'essere quello che davvero sono e ho smesso di fare un sacco di cose che non mi piacevano. Così mi sono guadagnata un’imperdibile seconda possibilità dalla Vita. Nel gruppo di PM sono la più anziana di età, ma l’ultima arrivata, con il ruolo di Responsabile dell’Ufficio Stampa e, quando capita, di giornalista di viaggi, gusto e cultura. Che cosa mi piace? Tante, troppe cose. Ve ne dico una sola… Il mio lavoro!