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Maurizio Oliviero, la mia Unipg (post coronavirus) In evidenza

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Il rettore diventato virale grazie al video in cui parla commosso agli studenti nel corso del lockdown: “l’autorevolezza si conquista attraverso la somma della ragione con l’anima”

“Uno dei miei intenti principali è quello di riportare l’ateneo fuori dalle mura, abbiamo iniziato a farlo nel corso dell’emergenza e questo ci rende ancor più orgogliosi”

 
Testo: Isabella Zaffarami - Brano: “Another brick in the wall (Part Two)” - Pink Floyd




Vi vogliamo bene, siete la nostra risorsa più importante quindi forza, vi voglio determinati, ottimisti e convinti che se siamo tutti insieme a combattere questa situazione, credetemi, ne usciremo presto”. 

La voce rotta, la commozione evidente: così Maurizio Oliviero, rettore dell’Università degli Studi di Perugia, incoraggiava gli studenti durante il lockdown, dopo essere intervenuto a sorpresa nel corso di una lezione online. E poi la celebre promessa: “Organizzerò una festa pazzesca, vi voglio tutti ubriachi a pomiciare sui pratini, sarò ubriaco anche io, ve lo prometto, saremo migliaia di persone, penseremo a questi momenti e diremo che ce l’abbiamo fatta”. Un video “rubato” perché solo dopo, il numero uno di Unipg, scopre di essere stato registrato. Il filmato, grazie anche all’entusiasmo degli studenti, si diffonde in rete a grande velocità e travalica ben presto i confini regionali e nazionali diventando oggetto di articoli e interviste da parte di media di tutto il mondo e arrivando a superare i 5 milioni di visualizzazioni. Dopo una vita dedicata allo studio e alla ricerca e avendo ricoperto incarichi di grande prestigio in Italia e all’estero, diventare “famosi” per un video diventato virale può sembrare assurdo. Forse tuttavia non lo è così tanto, perché un messaggio di così grande portata emotiva ed empatica è quasi rivoluzionario se arriva da una figura tradizionalmente percepita in modo molto più istituzionale e per di più in un periodo così particolare.

Da parte del rettore e di tutta l’Università di Perugia uno spirito positivo e propositivo ha caratterizzato tutto il periodo dell’emergenza, nel corso del quale, dopo aver messo in sicurezza dal punto di vista sanitario sia gli studenti che il personale, l’obiettivo primario è stato mettere l’ateneo a disposizione della comunità. Ecco allora, da parte dei laboratori universitari, la produzione di reagenti a tempo record in grado di incrementare la disponibilità di tamponi e poi il traguardo di aver isolato e stabilizzato il virus SARS CoV2 da campioni biologici di pazienti umbri da parte della Clinica di Malattie Infettive di Perugia. Il Comitato Tecnico Scientifico Sanitario di Unipg è stato un fondamentale punto di riferimento nella ricezione e applicazione a livello locale dei protocolli nazionali e internazionali di contrasto al coronavirus mentre grazie all’iniziativa delle Mascherine Social gli imprenditori umbri che hanno voluto o che vogliono avviare la produzione di questi dispositivi possono richiedere proprio ai laboratori dell’ateneo un controllo di qualità sul prodotto. E questo solo per fare alcuni esempi.

Uno dei miei intenti principali è quello di riportare l’ateneo fuori dalle mura - spiega Oliviero - abbiamo iniziato a farlo nel corso dell’emergenza e questo ci rende ancor più orgogliosi”.

Per quanto riguarda invece l’attività interna dell’università, si può dire che non si sia mai fermata tra lezioni a distanza, discussioni di tesi online, webinar di approfondimento e open day virtuali. Come e in quali tempi si tornerà alle modalità tradizionali?

Dal mese di luglio stiamo riprendendo con gli esami in presenza, attraverso però una modalità mista: lo studente può scegliere se svolgere l’esame in facoltà oppure se optare ancora per la modalità online. Da settembre invece si tornerà stabilmente a svolgere esami e lezioni in presenza, riapriranno le biblioteche universitarie e gli altri spazi e le attività dell’ateneo, ovviamente sempre nel rigoroso rispetto delle misure di sicurezza. 


Come sono cambiati progetti e prospettive a causa dell’emergenza sanitaria?

C’è stato inevitabilmente un rallentamento, ma gli obiettivi che ci siamo dati dal mio insediamento restano invariati e non abbiamo mai smesso di lavorarci. Sul tema della salute in particolare abbiamo portato a casa un traguardo importantissimo, quello dell’unificazione dei tre dipartimenti di medicina in un’unica struttura: una riforma elaborata e attuata in pieno periodo Covid. Per i prossimi mesi intendo iniziare l’opera di ringiovanimento e quindi di reclutamento di nuovo personale universitario e tra le priorità c’è anche quella della riorganizzazione dei rapporti tra università e sanità. 


Cosa si aspetta dal punto di vista delle iscrizioni al nuovo anno accademico?

Le prospettive non sono incoraggianti, basti pensare che a livello nazionale si prevede un calo di circa il 10% di iscritti rispetto allo scorso anno. Da questo punto di vista tuttavia l’Università di Perugia intende fare molto e farà molto. Innanzitutto va affermato con forza che oggi in Italia, per uno studente universitario, non esiste habitat migliore di Perugia e dell’Umbria. Il nostro è un ateneo diffuso da sempre, per ragioni di distribuzione fisica degli spazi sul territorio e anche per ragioni culturali: noi siamo quindi naturalmente predisposti ad evitare gli assembramenti. L’Umbria è inoltre stata molto fortunata e anche molto virtuosa nella gestione dell’emergenza e oggi è sostanzialmente covid-free. Per quanto riguarda il tema economico infine, viste le particolari contingenze, abbiamo deciso di erogare agevolazioni e borse di studio non sulla base del reddito del 2019, ma tenendo in considerazione quello dei primi sei mesi del 2020. Inoltre garantiremo l’erogazione del 100% delle borse di studio, aderiremo all’iniziativa della no tax area fino a 20mila euro di Isee e ai sussidi speciali fino a 30mila euro. Insieme al Comune abbiamo elaborato una serie di facilities per mobilità e locazioni di studenti universitari. Insomma il mio obiettivo è che neanche un giovane debba rinunciare a studiare per ragioni economiche e ogni ragazzo in difficoltà deve sapere che sarà ben accolto in Umbria: lo ritengo un obbligo morale prima ancora che un dovere istituzionale.

 



La ricerca non si è mai fermata e da settembre si tornerà stabilmente a svolgere esami e lezioni in presenza, riapriranno le biblioteche universitarie e gli altri spazi e le attività dell’ateneo




Qual è la sfida più importante che l’università in generale e l’Unipg in particolare si trovano ad affrontare oggi?

Senza dubbio quella di conquistare sempre di più una dimensione internazionale. Sembra assurdo in un momento come quello che stiamo vivendo, ma adottando politiche e soluzioni adeguate è assolutamente possibile percorrere questa strada. Per questo sto lavorando ad un protocollo di garanzia sanitaria volto ad adottare tutele per gli studenti nell’ambito di un programma di scambi universitari internazionali. Sottoporrò questo protocollo a rettori europei e, quando sarà possibile, anche extraeuropei: questa estate non farò vacanze e mi dedicherò anche e soprattutto a dare attuazione a questo progetto. Con chi vorrà adottare il documento, facendolo proprio e quindi garantendo ai nostri studenti le stesse tutele che noi siamo pronti a garantire a quelli esteri, sarà possibile stabilire degli accordi bilaterali finalizzati alla riapertura dell’internazionalizzazione universitaria, in piena sicurezza. 


“Tra i miei obblighi c’è quello di mantenere le promesse, come quella, ormai famosa, della festa: si farà, si farà certamente, e sarà bellissimo”


 



Quali prospettive ci sono invece per quanto riguarda la ricerca?

Sostengo da sempre che in Italia c’è bisogno di ricerca giovane e quindi mi auguro che, anche a livello nazionale, si prendano in tempi rapidi delle misure in grado di rendere i nostri ricercatori orgogliosi del proprio Paese. Su questo argomento dobbiamo tuttavia finirla con la retorica. Ai nostri nonni che con i loro sacrifici hanno conquistato la democrazia e il benessere, dobbiamo essere molto grati. Per questo ai giovani di oggi dico: non andate via, credete in questo Paese che ha molto bisogno di voi, siate generosi e responsabili, non ci lasciate soli e non siate arrabbiati. Un giorno saranno le generazioni future a ringraziare voi per il vostro sforzo.





Sembra di risentire il tono del famoso video diventato virale: cosa la spinge a parlare in questo modo agli studenti e in generale alla comunità universitaria?

Nel corso del lockdown vedevo un male invisibile, ma allo stesso tempo temibile, serpeggiare tra i giovani, un male non fisico, ma psicologico. Vedevo spegnersi l’energia nei ragazzi, li percepivo in preda alla rassegnazione, alla voglia di lasciarsi andare. È stata una reazione istintiva, per scuotere e dare un segnale di fiducia, dimostrare che da questa parte non c’è solo un ermellino, ma un uomo con un’anima che ha fortemente a cuore le loro sorti. Ho cercato in tutti i modi di trasmettere coraggio e positività, anche chattando con i ragazzi e presenziando ogni giorno in ufficio, a testimoniare che l’università non ha mai chiuso. Oggi invece voglio ringraziare i miei studenti perché abbiamo una comunità di 20mila iscritti che, anche nei momenti più duri dell’emergenza, non ha creato un problema: bravi, responsabili, comprensivi, maturi. Per tornare alla sua domanda, penso che l’autorevolezza, anche per un rettore universitario, scaturisca dalla somma di ragione e anima. Un ateneo cresce se tutta la comunità universitaria è in grado di camminare insieme. Ogni volta che entro negli ambienti che ospitano il rettorato sento la responsabilità di portare avanti un’istituzione che ha più di 7 secoli di storia e anche questo mi spinge a farlo al meglio, utilizzando ogni risorsa a mia disposizione. E questa responsabilità comporta anche l’obbligo di mantenere le promesse, come quella fatta ai laureati di questi mesi: organizzeremo una grande cerimonia per la consegna degli attestati, nessuno dovrà riceverlo virtualmente o per posta. E come quella, ormai famosa, della festa: si farà, si farà certamente, e sarà bellissimo.

Isabella Zaffarami

Moglie e mamma, prova a fare anche la giornalista. Molto curiosa, abbastanza coraggiosa e un po’ capricciosa. È spesso in ritardo, ma solo perché odia aspettare. Ama il giallo, le margherite, il mare e il tiramisù. Un tempo amava dormire fino a tardi, oggi ama andare a letto presto. Ama la sua città, Todi. Ama le parole, quelle già scritte e quelle ancora da scrivere.