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Tutte le anime di Shablo In evidenza

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PM ha incontrato una delle personalità più eclettiche del panorama musicale italiano

Testo: Claudia Alfonso
Brano: “M’ manc” - Shablo, Geolier, Sfera Ebbasta


DJ, MUSICISTA, PRODUTTORE, MANAGER E DISCOGRAFICO

È senza dubbio un punto di riferimento nel panorama musicale italiano e non solo. Ha lavorato praticamente con tutti gli artisti della scena rap e trap: da Marracash, a Gué Pequeno, da Fibra a Sfera Ebbasta e Charlie Charles, la lista è lunghissima, impossibile inserirli tutti. Argentino, di Buenos Aires, ma umbro d’adozione, si è trasferito giovanissimo a Perugia, dove è cresciuto e dove torna appena può, anche se in realtà rimane un cittadino del mondo. 

All’anagrafe è Pablo Miguel Lombroni Capalbo, ma tutti lo conoscono come Shablo. 


Pablo come nasce Shablo?
Shablo nasce quando avevo 14 anni e la musica era già la mia più grande passione, ma non immaginavo ancora che sarebbe diventata anche il mio futuro.


Allora Pablo, parliamo proprio dei tuoi inizi.
Sin dall’adolescenza la musica è stata al centro della mia vita, c’è stato un periodo in cui ho anche provato a rappare, ma presto ho capito che la mia strada sarebbe stata un’altra. Così ho iniziato prima come DJ e poi mi sono avvicinato al mondo della produzione. A quel tempo, stiamo parlando degli anni ‘90, c’erano tanti rapper, anzi tutti volevano fare i rapper ma d’altra parte mancavano i produttori. Io all’epoca ogni tanto facevo basi e da lì è partita la mia carriera. Non sapevo che quella sarebbe diventata la mia professione ma pian piano questa passione assumeva sempre più aspetti concreti e reali. In fondo le cose più belle nascono così, come un gioco… e alla fine, si sa, il gioco è una cosa seria.


Musicista, DJ, producer, discografico, poi manager passando per talent scout. La tua è una personalità eclettica... sono tante le anime che convivono in Shablo.
Io mi occupo di musica a 360°: ovvero di tutti quelli che sono gli aspetti del music business. La parte manageriale però, per quanto mi riguarda, non può prescindere dalla parte artistica. Io sono prima di tutto un creativo e con tutti gli artisti con cui collaboro cerco di curare al massimo questo aspetto.
Per quanto riguarda la parte talent scout, il caso più eclatante è stato Sfera Ebbasta: insieme abbiamo costruito un percorso importante e ricco di grandi soddisfazioni.


In un’intervista hai detto “Quello che fa la differenza non è il talento ma la forza di volontà”.
Sì lo confermo. Il talento è importantissimo, è fondamentale, perché caratterizza l’artista, rappresenta la sua cifra identitaria. Il talento è qualcosa che si ha dentro ed è importante perché ti connota, ma la forza di volontà è quella che porta un artista allo step successivo. Non esiste un percorso senza difficoltà. Non esiste una strada solo in discesa, ma la costanza, la determinazione e la capacità di rialzarsi dopo essere caduti, permettono a un artista di rimanere nel tempo, di non essere una meteora. Diciamo che è fondamentale che il talento e la forza di volontà coesistano. 


Questo è un grande messaggio per chi vuole fare musica oggi.
Approfondendo questo argomento, ti dico che sotto certi aspetti portare avanti un progetto musicale oggi è più semplice rispetto a prima. Attualmente, ci sono molte più possibilità di fare musica, di autoprodursi e di autopromuoversi, ma alla fine quelli che riescono a rimanere nel tempo sono pochissimi. Ormai ci sono tantissimi strumenti che possono permettere a una persona di tentare questa carriera, ma la partita vera si gioca sul “come lo fai”. Tutti vogliono fare i rapper, forse oggi sono più quelli che fanno rap rispetto a quelli che lo ascoltano. Il rap non è più un genere di nicchia.


Il rap, da genere di nicchia a mainstream. Secondo te si è un po’ snaturato?
No, non credo che “snaturato” sia la parola corretta. Come tutte le cose, anche il rap si è evoluto. Le cose cambiano perché cambiano i tempi, i contesti. Tutto subisce un’evoluzione. Sicuramente il rap di oggi è molto diverso da quello degli anni ‘80/’90, quello di protesta, che parlava di ghetto, di centri sociali e che voleva in un certo senso cambiare la società. Oggi il rap più che altro dà voce a un disagio interno. La costante però è quella di voler raccontare la verità e di fotografare la società. Non è un caso che i rapper siano considerati i nuovi cantautori. I loro testi sono veri perché parlano, nel bene o nel male, di cose reali. È cambiato il linguaggio, ma il rap come genere musicale rimane fedele a sé stesso.



Non possiamo ignorare il periodo storico che stiamo vivendo. Questa pandemia ha rotto tutti gli equilibri e ha creato non poche difficoltà. Anche quello musicale è un settore che ha subìto perdite e che vive una situazione complicata.
Adesso finalmente nella musica comincia a muoversi qualcosa. Ma, il mio pensiero va principalmente a tutti coloro che vivono di live. Gli artisti grazie al digitale in qualche modo hanno continuato a produrre, ma chi vive di spettacolo dal vivo no. Sono tantissime le professionalità legate ai concerti, da chi monta i palchi agli elettricisti, dai direttori ai tour manager passando per le maestranze varie, loro stanno davvero vivendo un momento difficile che spero vivamente finisca presto.