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Sanremo, se il pubblico si sveglia

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Sanremo, se il pubblico si sveglia

Giovedì 12 Febbraio

Seconda serata di Sanremo. Vanno in scena altre 10 canzoni. Per noi le più brutte sono, indiscutibilmente, 4. Il pezzo dei Soliti Idioti “Vita d'Inferno”, un maldestro tentativo di plagio di Cochi e Renato, rivelatosi più che altro un plagio mal riuscito di Vita Smeralda di Jerry Calà. “Oggi ti parlo così”, la canzone del rapper Moreno, buona forse per Amici certo non per Sanremo. “Libera”, il brano di Anna Tatangelo (no, non era Conchita Wurst senza barba), un mix inascoltabile di banalità e musica pessima scritto da Kekko dei Modà, tanto che l'unica davvero libera è stata la platea dell'Ariston quando la Tatangelo ha finito la sua esibizione. E infine “Il solo al mondo”, eseguito da Bianca Atzei, una che di suo non è male nonostante quando canta abbia più manierismi di Prince, penalizzata anch'essa da un testo davvero banale, ancora una volta firmato da Francesco Silvestre, in arte Kekko. Ecco, i Soliti Idioti, Moreno e le due canzoni di Kekko dei Modà sono anche le bocciature del pubblico. Che dal Paese arrivino timidi segnali di risveglio?

Sanremo, se il pubblico si sveglia
   
Matteo Grandi

A due anni leggeva Proust, parlava perfettamente l'inglese, capiva il francese, citava il latino e sapeva calcolare a mente la radice quadrata di numeri a quattro cifre. Andava al cinema, seppur accompagnato dai genitori, suonava il pianoforte, viaggiava in aereo, scriveva poesie e aveva una fitta corrispondenza epistolare con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A sei anni ha battuto la testa cadendo dagli sci. Del bambino prodigio che fu restano l'amore per il cinema, per la scrittura e per le feste natalizie. I segni del tracollo sono invece palesati da un'inutile laurea in legge, da un handicap sociale che lo porta a chiudersi in casa e annullare appuntamenti di qualsiasi genere ogni volta che gioca il Milan e da una serie di contraddizioni croniche la più evidente delle quali è quella di definirsi "di sinistra" sui temi sociali e "di destra" su quelli economici e finanziari. A trent'anni ha battuto di nuovo la testa e ha fondato Piacere. Gli piacerebbe essere considerato un edonista; ma il fatto che sia stata la sofferenza (nel senso di botta in testa) a generare il Piacere (nel senso di magazine) fa di lui un banalissimo masochista.