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"L'atmosfera di Umbria Jazz? Un regalo del pubblico" In evidenza

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Il presidente della Fondazione Gian Luca Laurenzi racconta l’edizione della ripartenza. Guardando al futuro e al 50esimo del festival

Testo: Angela Giorgi - Brano: Someday my prince will come - Miles Davis Quintet with John Coltrane

Partiamo dal presente. Umbria Jazz 2021: un parziale recupero della normalità con il ritorno all’Arena Santa Giuliana, ma con tante restrizioni per il pubblico e limitazioni nella scelta del cartellone. Per quanto riguarda il cartellone, bisogna tenere presente che ogni anno costruirlo è un’operazione complessa, perchè dobbiamo intercettare gli artisti che sono in tour nella finestra di Umbria Jazz. Per esempio, nel caso di Tom Jones non si è trattato di un annullamento tecnico causa Covid, ma di uno spostamento del suo tour ad agosto-settembre, che ci ha costretto a cancellare la nostra data. Chiaramente quella di quest’anno è una ripartenza progressiva: non siamo fuori dal Covid, ma la situazione oggi è lontana anni luce da quella in cui ci trovavamo quest’inverno ed è anche migliore rispetto all’estate del 2020, soprattutto grazie alla campagna vaccinale.

Quindi il 2021 può essere considerato una ripartenza rispetto al Covid e, soprattutto, l’inizio del cammino che nel 2023 ci porterà al 50esimo del festival. Rispetto alle riunioni che facevamo a febbraio, quando eravamo convinti di dover annullare un’altra volta Umbria Jazz, siamo molto soddisfatti, anche se purtroppo abbiamo dovuto rinunciare a uno dei palchi simbolo del festival: il palco di Piazza IV Novembre. E siamo soddisfatti anche perchè abbiamo in programma alcuni tra i migliori jazzisti in attività. Avremmo preso anche Herbie Hancock, se fosse stato in tour. Novità di quest’anno, due prologhi: il 7 luglio al Barton Park, con un concerto dedicato al personale sanitario, realizzato dalla “Asclepio Orchestra” – un’orchestra sinfonica totalmente composta da medici e infermieri – in collaborazione con la Regione Umbria, la USL, l’Università degli Studi di Perugia e l’Università di Padova. L’8 luglio, invece, celebreremo il settimo centenario della morte di Dante con una proiezione musicata dal vivo, al Teatro Morlacchi, dall’ensemble di Mauro Ottolini. Sempre sulla scia delle celebrazioni dantesche, quest’anno abbiamo scelto di affidare al maestro Lorenzo Fonda il manifesto, che conterrà le due terzine del paradiso che parlano dell’Umbria.

Da un punto di vista pratico? Come è organizzato l’accesso del pubblico?
Le prevendite sono state autorizzate dal C.O.R. a 1.700 posti. É inevitabilmente previsto il distanziamento, sia all’Arena Santa Giuliana che al Teatro Morlacchi che alla Sala Raffaello dell’Hotel Brufani, dove abbiamo già sperimentato la formula con i primi concerti del JazzClub Perugia a ottobre. Per chi entra all’arena ci sarà l’obbligo del green pass che, voglio ricordare, non viene rilasciato solo a chi si è vaccinato, ma anche a chi ha fatto nelle 48 ore precedenti un tampone rapido. Quindi anche chi non è vaccinato può venire ai nostri spettacoli. Per i nostri dipendenti, i collaboratori e gli artisti abbiamo attivato un protocollo insieme a Chirofisiogen Center, che prevede tamponi ogni 72 ore. Consegneremo inoltre mascherine chirurgiche di tipo 2 a chi non ne fosse provvisto, perchè negli spettacoli dal vivo non sono consentite le mascherine di comunità. I biglietti saranno tutti nominativi, per il tracciamento.

Cosa ha fatto Umbria Jazz in questo anno così particolare? Pensiamo a Jazz in August e al progetto JazzLife.
L’anno della pandemia è iniziato con gli annullamenti di tutti i festival: Spring (annullato anche nel 2021), Winter, il festival estivo, ma non ci siamo assolutamente fermati. Prima con l’International Jazz Day del 2020, con concerti trasmessi su Radio Montecarlo; poi con il primo evento dal vivo dell’anno, il concerto di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura per “Jazz goes to University” e Jazz in August; e ancora il progetto JazzLife: le prime 4 puntate (perchè ora ne abbiamo in pre-produzione altre 4) hanno ottenuto un successo strepitoso, con visualizzazioni in tutto il mondo sia dal nuovo portale MAECI “Italiana” che dai nostri canali. Dopo Perugia, Gubbio, Castiglione e Orvieto, a breve annunceremo le altre quattro città dell’Umbria della prossima “stagione” di JazzLife.





Con JazzLife Umbria Jazz ha riscoperto la sua originaria dimensione itinerante. Com’è stato portare – anzi, riportare – la musica in giro per l’Umbria? Ci sono prospettive future in questo senso, oltre a Orvieto e Terni?

I festival sono tre – l’estivo a Perugia, Spring a Terni e Winter a Orvieto – e non saranno itineranti. Al di là di questo, Umbria Jazz può fare altre iniziative come JazzLife o altri progetti in diverse location dell’Umbria, dove gli scenari straordinari sono innumerevoli. Negli anni ’90 l’esperimento di ripristinare la formula itinerante non è stato felice, tra dispersione del pubblico e minore appeal in termini di visibilità per gli sponsor. In più, dopo la circolare Gabrielli sulla sicurezza negli eventi dal vivo, una formula itinerante diventa una spesa enorme. Le norme e i vincoli degli ultimi anni hanno aumentato notevolmente i costi, che possono essere solo ottimizzati con una formula stanziale.

Il primo anno da neo-eletto Presidente della Fondazione è stato tutt’altro che in discesa. Come hai affrontato questo nuovo ruolo in un momento così  difficile?
É stato un primo anno difficilissimo sotto tanti profili. Innanzitutto perchè gestire le cose quando puoi guardarti negli occhi è molto più facile che in videoconferenza; oltre alla pressione psicologica anche personale rispetto al Covid, all’incertezza per il futuro e al senso di responsabilità. Non nascondiamoci dietro un dito: Umbria Jazz dà lavoro a tantissime persone, che per un anno e mezzo sono state ferme. É anche per questo che abbiamo provato a salvare fino all’ultimo la stagione del Jazz Club, per esempio, prima del Dpcm di ottobre che ha bloccato del tutto lo spettacolo dal vivo. É stato difficile anche per l’organizzazione: eravamo arrivati a un grado di specializzazione incredibile, facevamo le cose a occhi chiusi. Quest’anno invece anche spostare una sedia di un metro   un problema: ci siamo ritrovati a dover organizzare un evento da zero, con regole del tutto nuove. I nostri dipendenti sono stati straordinari: hanno un senso di appartenenza commovente e non si spaventano davanti a nulla.

Come sta cambiando il mondo dello spettacolo dal vivo post-pandemia?
Io spero che non cambi, ci vorrà tempo prima di tornare al 2019, ma io lo spero. Perchè l’atmosfera di Umbria Jazz presuppone l’affluenza del grande pubblico. Sono uno che deve tenere i piedi per terra: voglio dire, se non si tornasse mai indietro, alcuni artisti non potrebbero mai più esibirsi, a meno che non abbassino il loro cachet. Non penso solo a Umbria jazz ma anche al pop, dove i costi sono esorbitanti e richiedono grandi numeri in termini di ticketing. Non c’è alternativa. Io credo che il mondo dello spettacolo non sia un mondo a parte, se poi allo stadio vediamo decine di migliaia di persone. Il calcio e lo sport in generale non devono avere una corsia preferenziale.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro del festival? Nuove prospettive da immaginare, nuove formule da sperimentare…
Obiettivo primario, come ho già detto, mantenere grande Umbria Jazz a Perugia, consolidare Orvieto e far crescere Terni, in modo che ci sia questo diadema fatto dal diamante e dalle due perle. Il mio obiettivo però non sono i campanili, ma tutta l’Umbria, tenendo conto che a Umbria Jazz è una manifestazione internazionale e quindi iniziative e progetti devono mantenere un livello qualitativo altissimo. Abbiamo aperto un nuovo fronte sulla formazione con UJ4Kids e siamo molto impegnati sul versante green: abbiamo ottenuto anche quest’anno il certificato Ecoevent e il nostro obiettivo è portare festival a totale impatto zero. Traghettare quindi Umbria Jazz nel terzo millennio. Quest’anno abbiamo dovuto investire molte risorse nella prevenzione ma, quando ci saremo liberati dal fardello del Covid, potremo investire in tutto il resto, dal cast artistico ai nuovi progetti. Mano a mano che le priorità cambieranno, allargheremo la base dei nostri obiettivi. In questo momento la base   molto ristretta: tutto   assorbito dalla priorità di poter fare il festival e farlo in sicurezza.

Un sogno nel cassetto: quale artista vorresti invitare a Umbria Jazz? Puntiamo altissimo mi raccomando!
Ce ne sono tantissimi e vorrei anche realizzarli nei prossimi anni, ma non faccio nomi…un po’ per scaramanzia!




Pubblicato in PM TopNews