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Intervista a una mamma green In evidenza

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Intervista a una mamma green
Nel mese dedicato al green chiedo a Silvana Santo, giornalista ambientale e mamma blogger (www.unamammagreen.com) alcuni consigli su come rendere la maternità (almeno un po’) sostenibile.

È possibile crescere un figlio senza inquinare come una petroliera?

Diciamo che è possibile porsi qualche domanda, il che rimane secondo me la cosa più importante. Per il resto, si può senz’altro trovare un compromesso accettabile tra le sacrosante esigenze di un qualsiasi genitore moderno e la consapevolezza degli sprechi che ruotano intorno al mondo dell’infanzia, e all’impatto ambientale che questi eccessi si portano dietro.


Pappe, pannolini, giocattoli. Qual è il segreto per non esagerare?

Assumere sempre un atteggiamento critico rispetto ai segnali che ci arrivano dall’esterno. Il che non significa porsi in uno stato di polemica o di rifiuto, ma piuttosto, come dicevo prima, abituarsi a porsi dei semplici interrogativi. Basterebbe intanto, prima di comprare qualsiasi cosa, chiedersi se si tratta di un acquisto davvero necessario. Nelle scelte di consumo, inoltre, è spesso sufficiente un minimo di intraprendenza, per scoprire ad esempio che esistono pannolini ecologici usa e getta più economici dei marchi blasonati, ma altrettanto efficienti. Spogliarsi dai pregiudizi, insomma, non cadere nel tranello del “per i miei figli voglio il meglio, e quindi non posso prescindere dal prodotto più pubblicizzato, patinato e costoso”.


Tre azioni che correttamente insegnate ai nostri figli possono migliorare l’ambiente.

In primis, recuperare noi una certa sobrietà nei consumi, cercando di testimoniare nel quotidiano che spesso un’esperienza arricchiscono infinitamente di più di un oggetto materiale. In secondo luogo, trasformare l’attenzione per le risorse naturali in uno stile di vita, piuttosto che farne l’oggetto di prediche e lezioni: ha più valore un quotidiano carrello della spesa che sia ragionevolmente “sostenibile” rispetto a un gesto eclatante fatto una volta ogni tanto. Recuperare, infine, dei ritmi di vita più naturali, riscoprire il valore della lentezza, dell’attesa e della stagionalità.

 

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