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Dancity Festival 2023, tutto pronto per l'edizione estiva

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A pochi giorni dall’inizio Paolo Sciamanna ha incontrato Giampiero Stramaccia e Sara Presilla, rispettivamente direttore artistico e responsabile stampa del festival

È stato un onore e un grande piacere per me incontrare di persona Sara Presilla e Giampiero Stramaccia. Sara è responsabile ufficio stampa e comunicazione di Dancity mentre Giampiero è il direttore artistico.

A breve, nei giorni 1-2-3 giugno nel parco di Villa Fabri a Trevi, partirà l'edizione estiva 2023 del Dancity Festival. Questo incontro è stata una ghiotta occasione per fare il punto sulla storia e la filosofia del Dancity.

 


Giampiero come è nata l'idea di questo straordinario Festival?

Ho studiato e vissuto a Bologna per 10 anni. In quel periodo, dal 2000 al 2005 lavoravo a Reggio Emilia alla "Fondazione Teatri", dove si organizzavano eventi di musica contemporanea. Quindi inventavamo eventi per portare al pubblico la musica elettronica più sperimentale. Poi la sera tornavo a Bologna e c'era sempre musica elettronica, ma più "da ballo". Si può dire che la scena fosse divisa in due, c'era la parte diciamo più integralista, più mentale ed intellettualistica, che stava dentro i teatri dove la musica si fruisce da seduti.La notte invece c'era quella più sanguigna, fisica, se vogliamo tribale. Quella invece si ritrovava nei club e nei centri sociali.

 

E come sei passato dalla scena di Bologna e Reggio Emilia a Foligno?

Sono tornato a Foligno dopo il 2006 perché sono andato a lavorare con il compianto Mario Guidi, scomparso di recente (papà di Giovanni Guidi il jazzista). Mario era il booking manager di Stefano Bollani, Enrico Rava e tanti altri. 


Quindi il lavoro ti ha fatto tornare a Foligno, poi cosa è successo?

Una volta tornato, insieme ad amici della zona, interessati al mondo della musica elettronica, abbiamo deciso di costruire questa realtà. L'idea è stata quella di mettere insieme il pubblico che ama stare seduto e il pubblico a cui piace ballare.

In pratica Giampiero ci stai dicendo che hai unito le due anime che coltivavi a Bologna e Reggio Emilia?

Esattamente, in questo modo siamo riusciti a creare un mix di pubblici diversi. Persone con un approccio più mentale, intellettualistico e persone che invece vogliono esprimere di più la loro fisicità. Noi siamo riusciti a creare interazioni tra questi pubblici, queste energie, questi atomi in movimento. Senza di questo tutto si atrofizza, si restringe e alla fine la scena muore. Questa è anche la strada migliore per utilizzare al meglio i  pochi fondi pubblici destinati a queste attività.

 

Cosa intendi dire?

Se sono tante di più le persone che possono conoscere molteplici stimoli diversi, i limitati contributi che vengono erogati in questa direzione hanno la miglior destinazione.

 

Giampiero, spiegaci la scelta del nome.

Dancity ha più significati. Significa densità, significa dance, quindi danza ballo movimento fisico, significa città.

 

Come avete "mixato" questi elementi?

Quando abbiamo iniziato noi, nel 2006, ancora erano pochi gli eventi organizzati dentro quegli spazi meravigliosi che si trovano nei centri storici delle nostre città. Tra l'altro questo ha portato anche molti giovani a conoscere quei luoghi in un modo più adatto a loro, più in sintonia con il loro modo di essere.

 

Quindi si può dire che siete stati dei pionieri in questo senso?

All'epoca gli eventi più interessanti si facevano dentro dei capannoni industriali. Noi per contro  abbiamo inventato il cosiddetto "boutique festival" dove si mangia bene e si gode di bellezze architettoniche di ben altra caratura.

 

Quindi è una caratteristica rara?

Da questo punto di vista probabilmente siamo stati tra i primi esperimenti addirittura a livello mondiale. Chi viene al Dancity si trova dentro luoghi che sono dei capolavori e mangia cibo eccellente. Siamo usciti dalla logica del capannone di cemento unito al cibo spazzatura.

 



Qual è stata l'idea di base che vi ha condotti a scegliere i contenuti?

Io, come altri organizzatori, sono anche un DJ. Il dj normalmente crea dei momenti di apertura, dove le persone vengono accolte, poi la temperatura aumenta, i ritmi si fanno più incandescenti, infine, piano piano si accompagnano le persone alla chiusura. Noi abbiamo fatto la stessa cosa, non con i brani musicali, ma con la scelta degli artisti che si susseguono in ogni serata.

 

Fantastico, artisti gestiti come tracce di un dj set!

Esattamente, organizzare gli artisti come se fossero delle tracce è stato riconosciuto dal nostro pubblico ed è stato sempre fortemente apprezzato.

 

E oltre la musica?

Abbiamo aperto anche alle arti visive, cosa che abbiamo sperimentato per la prima volta l'anno scorso. Quest'anno potremo continuare solo se ci sarà un supporto istituzionale sufficiente.

 

Fammi capire Giampiero, cosa intendi?

Vedi, noi giochiamo alla pesca quando lavoriamo, nella nostra zona, con il comune e le altre istituzioni.

 

Ecco spiegaci meglio, qual è l'aiuto istituzionale dal punto di vista economico?

Beh, è ogni volta una sorpresa, ti assicuro non sempre piacevole. Vuoi sapere cosa è successo l'ultima volta?

 

Sono tutt’orecchi.

Beh il 30 dicembre abbiamo aperto la "busta sorpresa" e dentro c'erano, sai quanto? €2000.

 

Stai scherzando!?

Magari! Quando l'ho saputo stavo per avere un malore. Ci siamo guardati negli occhi con gli altri collaboratori e abbiamo detto: E adesso come facciamo? Poi la nostra straordinaria organizzazione è riuscita a fare il tutto esaurito e ne siamo usciti salvi. A noi non interessa fare grandi numeri. Noi non gestiamo eventi Pop Rock con grandi nomi internazionali. Quelle scelte sarebbe in grado di farle anche mia figlia di nove anni. Noi puntiamo all'innovazione, alla ricerca, alla sperimentazione... Il nostro lavoro è una costante ricerca, ed è quello che il nostro pubblico si aspetta da noi.

 


Questo per quanto riguarda le scelte artistiche e per quanto riguarda l'organizzazione?

L'impegno continuo sulla selezione artistica si accompagna a quello dell'organizzazione del festival.

 

Appunto, immagino che queste due teste debbano essere gestite entrambe in un modo impeccabile...

Il festival funziona quando il pubblico non si accorge di niente. In quel caso significa che non c'è alcun problema, che tutto fila liscio, quindi il festival è stato organizzato in una maniera eccellente.

 

Beh, su questo immagino che ci sia un'attenzione e una costanza in ogni Festival.

Purtroppo non è così Paolo, dopo il covid molti festival italiani hanno fatto un disastro organizzativo.

 

Davvero? Spiegaci meglio...

Molti hanno perso la capacità di costruire un evento che funzioni. A Milano, in Puglia, ecc ci sono stati dei disastri organizzativi.

 

Quindi noi italiani ci siamo persi un po' per strada?

Non solo in Italia! Pensa che anche lo stesso Primavera Sound a Barcellona è stato un dramma.Ti dico solo che la gente non riusciva a trovare una bottiglietta d'acqua...

 

Accidenti, pazzesco! Voi come fate?

Noi abbiamo strutturato una gestione ineccepibile da questo punto di vista. Calcoliamo attentamente quali sono i flussi delle persone, evitiamo sempre assolutamente gli ingorghi. Il tutto sapendo che abbiamo il tutto esaurito per ogni serata. Come nell'ultima edizione del dicembre 2022.

 

Che numeri avete fatto?

Abbiamo avuto 500 presenze a serata in luoghi che sono location storiche da proteggere e rispettare al massimo, con le premesse che ci siamo dette poco fa.

 

Cioè i famosi 2000 euro?

Esatto... Pensa che solo due voci di spesa che abbiamo avuto erano 2.000 euro per la sicurezza e 1000 per la presenza dell'ambulanza!

 

Scusa Giampiero, ma perché deve starci un'ambulanza se l'ospedale di Foligno si trova a trecento metri dall'auditorium?

Eh, Paolo, questa è la legge e noi la rispettiamo in maniera quasi maniacale, perché vogliamo essere perfetti anche in questo.

 

Però le cose sono andate bene, mi hai detto che avete fatto il sold out!

L'ultima edizione, di dicembre 2022 è stata sold out, ma facendo riferimento alla capienza molto limitata dell'auditorium di San Domenico che è di soli 500 posti.

 

Quindi, visto che il supporto istituzionale è simbolico, cosa fate?

Lavoriamo particolarmente sulla prevendita. Per noi è importantissimo incassare da coloro che ci danno fiducia con settimane, o mesi, di anticipo. Questo ci aiuta moltissimo anche per anticipare il 15% che i manager, giustamente, pretendono quando prenotiamo gli artisti. Già solo per questo siamo costretti a sborsare in anticipo decine di migliaia di euro.

 

Giampiero, solo sentire questi accenni alle difficoltà economiche a me prende l'ansia...

Stai tranquillo Paolo, prende sempre anche a tutti noi. Ma il piacere, la passione, l'amore per quello che facciamo ci dà la carica che ci serve.

 

Da fruitore ti assicuro che si sente, e si sente bene!

Ci credo, ce ne accorgiamo tutti noi dell'organizzazione. Pensa che anche io vengo colto a volte da sindrome di Stendhal, quando ascolto alcune delle nostre proposte dal vivo. Rimango talmente colpito, inglobato, avviluppato in questi meravigliosi nuovi mondi di suoni, che a volte ho dei momenti di totale disorientamento… la sindrome di Stendhal appunto. Questo nonostante decenni di esperienza nell'ascoltare proposte musicali così entusiasmanti.

 

Quindi per voi è un piacere ed anche un po' una missione, mi sembra di capire...

Esattamente, noi cerchiamo di stimolare le persone ad ascoltare qualcosa di diverso, qualcosa che ti porti fuori dal seminato, dalla cultura mainstream. Cerchiamo di attivare in persone ignare le stesse sensazioni ed emozioni che proviamo noi. Ecco io vorrei che il nostro pubblico il più possibile riuscisse a provare qualcosa del genere. Poi chiaramente i gusti personali fanno sì che qualcuno apprezzi di più alcune delle nostre proposte piuttosto che altre.

 

Cercate di attivare, anche tra i non appassionati del genere, il gusto del non esplorato!

Il nostro obiettivo è spronare il pubblico a scoprire, fare sì che la gente si incuriosisca. Se tu vai in un negozio di abbigliamento, in un locale, in un bar, la musica oramai è sempre quella. C'è un appiattimento desolante.

 

Giampiero, adesso parliamo dell'edizione di giugno, so che ci saranno delle grandi novità.

Sì, la novità assoluta è che saremo nel giardino Di Villa Fabri a Trevi, un'opera d'arte realizzata nel Cinquecento. Il posto è talmente un incanto che è già di per sé un'esperienza. Anzi raccomandiamo, a tutti coloro che verranno, di arrivare in anticipo, di godersi il tramonto da quel posto straordinario.

 

Quindi un'altra accoppiata unica tra musiche impensabili e le migliori espressioni architettoniche del nostro paese?

Eh sì, quest'anno abbiamo voluto "sperimentare" il nuovo anche da quel punto di vista. Sarà qualcosa di unico, già solo il panorama del quale si può godere. È uno spettacolo mozzafiato. Si vedrà tutta la valle Montefalco, Foligno e Spoleto incluse!

 

Inoltre Villa Fabri ha anche un vissuto importante nella storia dell'espressione artistica contemporanea, giusto?

Certo che sì! Intanto quel meraviglioso spazio era frequentato regolarmente dall'attore Ray Lovelock. Ma soprattutto è stato luogo di elezione per il grandissimo regista Michelangelo Antonioni. Solo l'idea che Michelangelo Antonioni, mentre era seduto in quel parco scriveva la sceneggiatura di Zabriskie Point.

 

Fantastico, tra l'altro con le le musiche dei Pink Floyd, quando ancora erano un gruppo che esplorava e cercava qualcosa di nuovo, per aprire le menti e le coscienze, come si diceva allora.

Esatto come vedi il cerchio si chiude e si riapre continuamente nel fondere ciò che è bello, che è nuovo, che è stimolante.

 

Giampiero questa chiacchierata è stata già un'esperienza artistica. Non vedo l'ora di partecipare al festival!


Adesso passiamo a parlare con Sara Presilla (responsabile ufficio stampa e comunicazione)




 

Sara, come avete impostato la selezione di quest'anno?

Come sempre siamo alla ricerca di sonorità innovative, talenti emergenti e artisti affermati.

 

Facciamo così Sara, facci una brevissima presentazione di ogni artista, una breve frase per ognuna delle proposte artistiche. Forza iniziamo

Il producer inglese Batu, con la sua particolare inclinazione verso la techno modernista e la musica sperimentale da club; l’eclettico performer e produttore Coby Sey, che unisce elettronica, hip-hop, ambient, post-punk, jazz e fusion, si esibirà live con la band; la DJ, produttrice e visual artist di Nairobi Coco Em con il suo sound che spazia dalla techno all’afro-house; l’iconica DJ Marcelle, con il suo approccio inventivo, euforico e potente alla musica elettronica. Avremo anche un back to back storico, quello tra DJ Ralf e Leo Mas, che ripercorreranno l’evoluzione della musica dance, house e clubbing; DVS1 uno dei DJ più apprezzati al mondo e voce di spicco nella conservazione della vera cultura dei club; dal Sudafrica l’inconfondibile sound “afrofuturistic techno funk” di Floyd Lavine; un altro back to back magico e potente come quello tra Ivan Smagghe e Manfredas;

la techno sognante ed evocativa della produttrice e musicista Kelly Lee Owens; dall’Uruguay la performer Lila Tirando a Violeta, con la sua sperimentazione di diversi stili e generi, dall'ambient alla musica da club; l’artista, poeta, attivista per i diritti LGBTQI+ e rapper queer Mykki Blanco, figura emblematica dell'arte e della  musica contemporanea; una delle voci più affascinanti della musica elettronica quale è Nadia Struiwigh, con il suo unico stile tra techno, ambient e sperimentale; la francese di base ad Atene OKO DJ, tra le migliori DJ e produttrici del momento, sprigiona entusiasmo e autenticità; i temi del potere, del controllo e della giustizia sociale uniti ai campionatori hardware, synth e drum machine di Pelada, potente duo composto da Chris Vargas e Tobias Rochman; per la prima volta il produttore di musica elettronica, DJ e sound artist di base a Milano Piezo e il DJ, producer e fondatore della label Man Band Toma Kami; il suono umano e atmosferico dei synth del produttore londinese Rival Consoles, con il suo approccio da songwriting alle produzioni di musica elettronica; l’incontro tra musica dance left-field e texture downtempo luminose della compositrice, DJ e sound artist Yu Su. Questi i principali nomi del programma del Festival, che si arricchirà anche di nuove collaborazioni, performance ed installazioni site specific, ancora da scoprire.

 

Molto bene Sara, è chiarissimo che anche quest'anno faremo una scorpacciata di suoni inaspettati e insospettabili!

Salutiamo Sara e concludiamo con il percorso per avere i biglietti. Basta accedere alla piattaforma di ticketing online DICE: link. dice.fm/dancityfestival2023

 


Ci vediamo a Trevi!

Paolo Sciamanna

 

Dancity Festival 2023, tutto pronto per l'edizione estiva
   
Pubblicato in Musica