
Editoriale n.62 / Dicembre - Gennaio
Dicembre, andiamo. Tempo di bilanci. O era dicembre, andiamo è tempo di migrare? Non ce ne voglia D'annunzio se spostiamo il calendario in avanti di tre mesi, il problema vero è che qui insieme ai bilanci vien voglia di migrare sul serio. In Europa ci chiamano PIGS da un pezzo (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) e nel porcile della crisi la compagnia non è delle migliori.
Così mentre si cercano soluzioni per mari e per Monti, qui ancora non s'intravede la luce.
Eppure, mentre il pianeta terra e i suoi 7 miliardi, freschi freschi, d'abitanti stanno per terminare un nuovo giro intorno alla stella più vicina, un bilancino s'impone.
Procediamo con disordine: il 2011 sarà ricordato come l'anno in cui Bin Laden cadde misteriosamente in mare, Gheddafi cadde fatalmente nelle mani dei ribelli e il Cavaliere cadde rovinosamente da cavallo. Che non era un cavallo della Quintana, anche perché quelli non cadono mai. E da quest'anno sappiamo pure perché.
Ma il 2011 sarà anche ricordato come l'anno in cui fu trovato un demonio nell'affresco di Giotto, il progetto Euro si rivelò affidabile come gatto da tartufo, Sara Tommasi si mostrò nuda sul web per protestare contro le banche, ma solo perché fu il primo pretesto che trovò sui giornali, lo avrebbe fatto anche per protestare contro la caccia alle balene o contro la nuova rotonda di Collescipoli, twitter superò facebook, i neutrini superarono la luce, la Gelmini superò Pierino e le televendite di pentole su Tele Etruria quasi superarono il Grande Fratello; Lerner, Floris e Santoro non sepperò più di che cosa parlare, Amanda fu assolta ma Moggi no, e la Fininvest pagò 564 milioni in contanti alla Cir.
Un anno, poi, il 2011, a partire dal quale scaricare una canzone di Amy Winehouse dall'Apple store, farà due volte tristezza.
Eppure, 17 anni di B. dovrebbero averci insegnato almeno un po' d'ottimismo. Insomma a vedere il ristorante sempre mezzo pieno. Pensando magari alla candidatura di Perugia e Assisi a capitale europea della cultura 2019 (il mondo a quel punto potrebbe essere finito da sette anni, ma se così non fosse è una bella notizia). Pensando ai piccoli, ma importanti, segnali di crescita: con il nuovo aeroporto di San Francesco volare sarà sempre più facile e con la 075 WI-FI navigare sarà sempre più gratis. Un plauso convinto infine, lo meritano il nuovo questore di Perugia, Nicolò D'Angelo e la mostra di Palazzo Penna, La Memoria nei Cassetti, tempio alla storia di Perugia, dal 1944 al 1970, eretto con le fotografie più belle ripescate dai cassetti dei perugini. Quegli stessi cassetti che, se un questore dal pugno di ferro non avesse deciso di combattere sul serio la microcriminalità, prima o poi qualcuno li avrebbe utilizzati per tenere a portata di mano una pistola.
Doverosa chiosa finale sulla copertina. Dove campeggia una suggestiva creazione dell'artista gualdese Piero Pesce, suggellata da una frase il cui copyright è di Giovanni Picuti, a sua volta titolo di una mostra fotografica splendida e verace di Gigi Frappi e lo stesso Picuti in onda a Trevi fino a gennaio. Dietro alla locuzione, però, si nasconde qualcosa di più. Del resto l'umbritudine è ben spiegata, raccontata e dipinta dall'amico Carlo Cambi, giornalista irriverente nel suo raffinato mantello colto e intellettuale, che firma un pezzo stratosferico a pagina 62. Lo saccheggio, spudoratamente: "L'umbritudine è una dimensione dello spirito che caratterizza profondamente gli umbri, e che si manifesta in una ruvidezza schiva, una generosità raffrenata, una netta ritrosia a esprimere i sentimenti positivi, un'irriducibile diffidenza verso ogni innovazione proveniente da un altrove non visibile dal proprio orizzonte, alle quali si aggiunge una carsica vena atrabiliare che assume a volte, inopinatamente, le forme della veemenza passionale o di una carnale disposizione godereccia".
Mi permetto d'aggiungere che l'umbritudine, da sempre, è connotata da una fiera e rubizza vis antipapista.
Ecco, se qualcuno si stesse accingendo a festeggiare il nuovo anno con più ener/gioia del solito, pensando alla caduta di Silvio, sappia che è bene non illudersi troppo. Perché in fondo si è papi a vita.


