Uso dei cookie

Questo sito non fa uso di cookie per la profilazione in prima persona.
Questo sito fa però uso di cookie tecnici. Questo sito utilizza inoltre embed di codice e servizi esterni. Nell'informativa estesa sono disponibili i link alle terze parti ove negare i cookies dei terzi che possono profilare se attivati dall'utente sul sito del terzo.
Procedendo nella navigazione o cliccando su "Accetto" si acconsente all'uso dei cookie.


Policy Accetto

A+ A- T+ T-

Anche la ristorazione vuole la sua parte In evidenza

Scritto da 
0
|| || ||
Quello che si crea con la buona ristorazione non può essere che un circolo virtuoso
Non penso solamente a quella sana rivalità e conseguente competitività che possono nascere tra attività per certi versi contigue, che operano nello stesso tessuto urbano e che si rivolgono potenzialmente agli stessi pubblici.

Mi riferisco anche alle tante professionalità che ruotano intorno a ogni buon ristorante, tanto di sala quanto di cucina. Sommelier e camerieri, chef e capipartita, persone che con il passare del tempo non possono che fare tesoro di ogni esperienza positiva portandola nel locale successivo, ancora e ancora, andando così ad arricchire il panorama della ristorazione cittadina nel suo complesso. Fateci caso: in quelle località - non necessariamente le più grandi - in cui è possibile trovare molti ristoranti di grande tradizione tutto il territorio riflette in genere un’offerta di grande qualità. Un panorama frutto di molti anni di contaminazioni non solo culturali ma anche professionali, fatte di persone che fisicamente si sono spostate da un’attività all’altra trasmettendo così ai propri colleghi il meglio del proprio trascorso.

Infine la chiave di ogni successo: il pubblico. Una buona ristorazione ha il grande merito, con gli anni, di educare la propria clientela a quelle che sono le sue migliori best practice. Solo così, con una platea sempre più abituata a professionisti in grado di valorizzare la sala e la cucina, il cerchio trova la sua naturale chiusura. Locali incentivati a migliorarsi di continuo, anche grazie a un pubblico sempre più esigente.

Una lunga introduzione per salutare un pugno di ristoranti, a Perugia, che tra nuove aperture e più o meno lunghi periodi di rodaggio, sembra aver dato una sicura scossa alla sonnolente scena cittadina. Penso a Società Anonima, in Via Bartolo. A I Birbi, approdato dalle campagne di Torgiano a pochi metri dalle scalette di Sant’Ercolano. A Carboidrati, bel locale di fronte alla stazione di Sant’Anna. A La Fame, in quella Via della Viola oggi più vivace che mai. Bravi tutti, in centro era da tempo che non si mangiava così bene.

Anche la ristorazione vuole la sua parte
   
Pubblicato in Fast Good
Jacopo Cossater

Nato in Veneto, appena maggiorenne si trasferisce a Perugia per motivi di studio. È più o meno in quel periodo che si innamora del sangiovese, completa il percorso dell'Associazione Italiana Sommelier ed apre un blog, non necessariamente in quest'ordine. Dopo aver vissuto per troppo tempo a Milano e troppo poco a Stoccolma è tornato in Umbria, dove oggi lavora. Giornalista, collaboratore della guida "I Vini d'Italia" edita da l'Espresso, scrive anche su Enoiche illusioni e Intravino, due dei più popolari wine blog italiani.

Altro in questa categoria: « La repubblica delle sagre