Eleganza e unicità
AUGUSTO LEMMI, L'ARTE SU MISURA
Perugia, la parabola di un sarto che oggi rappresenta un pezzo di storia cittadina e un mestiere che sta scomparendo
Foto e testi di Marta Freddio
Un negozio nel cuore di Perugia, un laboratorio di sartoria dove si costruiscono sogni fatti su misura con una pazienza e una precisione che a noi, abituati alla velocità del consumo attuale, del tutto e subito, sembrano essere caratteristiche d'altri tempi. È il signor Augusto Lemmi che da oltre cinquant'anni studia e crea i suoi abiti esclusivi con la maestria di chi ha speso una vita intera tra stoffe, centimetri e filo. Perché quello del sarto è un mestiere delicato: un uomo di fiducia che annota segretamente i difetti del nostro corpo, ché, si sa, nessuno è perfetto, e seduta dopo seduta, con le sue misurazioni di spalle, torace e maniche ci presenta il nostro abito, quello che i difetti ce li corregge, quello che ci calza a pennello, ché un abito sartoriale deve soprattutto essere simbolo di eleganza.
Appena varco la soglia del negozio mi accoglie il buon odore di tante stoffe diverse e del vapore del ferro da stiro, altri ritmi regolano questo mondo, i tempi rarefatti della creazione; osservo per un po' il signor Augusto mentre compie gesti precisi, studiati, assolutamente necessari, forbici e gesso bianco su stoffa grigia, è la magia di qualcosa che si trasforma in altro, non so ancora se in una giacca o un pantalone, ma sarà una creazione che si porterà con sé una storia, questo è certo.
Subisco l'influenza del suo agire e del suo modo di parlare, elegantissimi entrambi e scopro il piacere, spesso sottovalutato o trascurato, del lasciarsi raccontare una storia.
Gli chiedo come ha cominciato la sua attività di sarto e da qui inizia la sua storia.
"Ho iniziato molto presto dai maestri nelle botteghe di sartoria, perché ai miei tempi i ragazzini dovevano scegliere un mestiere da imparare, era il 1944-1945 e io, circondato prevalentemente da una realtà contadina, mi accorgevo di essere affascinato dalle persone eleganti che mi capitava di incontrare. Sono rimasto a bottega fino al 1948, anni intensi di gavetta, a diciotto anni, dopo la morte di mio padre, mi sono messo a lavorare in proprio. L'ambizione poi mi ha portato a fare sempre passi in avanti, prima infatti lavoravo in casa, poi ho cercato uno spazio tutto mio da adibire a piccolo laboratorio di sartoria ".
Nella Perugia di allora come si trovava con il suo lavoro?
"Perugia allora era una città meravigliosa, molto più vivibile di adesso e nel pieno fermento degli anni Sessanta ho aperto, questa volta in Corso Vannucci, nel cuore del centro cittadino, un'altra sartoria, duecento metri quadri di laboratorio con soffitto affrescato, era, forse, una delle più belle sartorie d'Italia. Le mie ambizioni mi stavano dando ragione, il lavoro andava bene e nonostante la mia giovane età stavo entrando nell'ambiente dei grandi sarti italiani, vicino a nomi importanti come quello dei Caraceni".
Tra i suoi clienti ricorda qualche personaggio in particolare?
"Di clienti importanti ne ho avuti tanti ma sicuramente il personaggio che mi ha entusiasmato di più fu Charles Aznavour, il Frank Sinatra di Parigi; ricordo che si trovava a Perugia per girare un film e quando entrò in bottega non lo riconobbi subito, perché nonostante il viso molto conosciuto era vestito in modo dimesso. Scelse sei giacche di cashmere e io andai personalmente a Parigi a fargliele misurare. Ancora oggi mi sposto in più parti del mondo per seguire il lavoro dei miei clienti più illustri. Fra questi mi piace citare Gianluca Vialli".
Qual è la differenza tra il farsi fare un abito su misura da un sarto e il comprarsi un vestito nei grandi store della moda già pronta?
"Devo dirle una cosa che mi sta molto a cuore poiché non si può fare il paragone tra i due capi di abbigliamento, nei vestiti fatti in serie una taglia 54, ad esempio, deve stare bene a tutti, non si può tenere conto della diversità di ogni fisico, di chi ha un po' di pancia o chi una scapola più alta e le spalle di una taglia 54 di un grande magazzino non saranno mai davvero le vostre per quanto la giacca possa starvi bene. Questa è la differenza: il vestito fatto dal sarto è invece solo il vostro, a nessuno starà bene come a voi, vi è stato cucito addosso, vi ci siete affezionati, l'avete aspettato e desiderato per un mese".
Le andrebbe di spiegarci il processo di creazione di un abito, dai primi passi alla magia finale di quando il vestito è pronto?
"Qui si parte dalla materia prima, si sceglie la stoffa, il colore, il taglio, si fanno le misurazioni sulla persona, solo dopo il modello viene disegnato su carta e infine cucito e si arriva così alla seconda prova, una sorta di verifica del lavoro fatto. È come fare un quadro, ci sono dei passi da compiere per arrivare alla fine, è un processo di collaborazione con il cliente che propone e a sua volta si lascia consigliare, il tutto basato sulla fiducia, poiché se da me viene una persona dal fisico basso io certamente non le consiglio un principe di Galles. Ecco, si può dire che un abito così fatto sia ancora, come un tempo, parte integrante della nostra personalità".
Dopo tutti questi aspetti affascinanti del suo lavoro ci racconta qual è quello meno bello?
"Il terribile neo di questo lavoro, come di tutti i lavori legati all'artigianato, è che si va verso l'estinzione. Non ci sono giovani interessati ad apprendere il mestiere del sarto, una professione così antica ma che purtroppo oggi non ha nessuna visibilità. D'altra parte io mi ritengo fortunato perché qui con me ho un ragazzo che ha seguito le mie orme in sartoria e che sarà il mio erede".
E secondo lei perché il mestiere del sarto sembra non interessare più le giovani generazioni?
"Perché non c'è una cultura che valorizza il mestiere inteso in senso tradizionale del termine. La scuola non aiuta i ragazzi a scegliere perché non mostra loro le reali possibilità del campo del lavoro, non è detto che tutti debbano diventare ingegneri o avvocati, non è detto che tutti vogliano diventarlo".
Ma se lei non avesse fatto il sarto che cosa avrebbe fatto?
"Il sarto, sicuramente"
INFO:
SARTORIA LEMMI - via Masi 8, Perugia - 075.5724166
CAMICERIA LEMMI - via Marconi 81, Perugia - 075.5729899