BOTTA E RISPOSTA INEDITO ED ESCLUSIVO
"SE AVESSI POTUTO AVREI VOTATO OBAMA"
Diari, email e secondo memoriale: abbiamo deciso di osservare le cose da un'altra angolazione. Ecco le verità sommerse su una ragazza controversa
che si proclama innocente
di Matteo Grandi
FOTO: Giacarlo Belfiore
Il diavolo non è così nero come lo si dipinge. O almeno è quello che si mormorava una volta. Un sussulto di saggezza popolare al quale ci aggrappiamo dopo aver scavato nelle profondità dell'universo Knox. Perché al di là delle proprie opinioni, al di là di un mondo ormai diviso fra i pochi innocentisti e i molti colpevolisti, quello che è emerso a livello mediatico non può che essere un ritratto parziale di Amanda. Ritratto che per questioni morbose, strumentali e di comunicazione è stato decisamente più interessante dipingere con le tinte forti della femme fatale, cinica e spregiudicata, povera, se non priva, di senso della morale. Con il sesso a fare da costante controluce.
Forse è proprio così o forse no. Di certo non può essere "soltanto" così.
Intanto però questa è l'immagine che si è sedimentata nella percezione dell'opinione pubblica. Un'opinione pubblica che sommessamente sembra avere già espresso la propria sentenza. A proposito di sentenza: c'è un processo in corso, iniziato da pochi giorni. Forse Amanda sarà giudicata colpevole. O forse no.
Però leggendo attentamente gli atti e i diari successivamente acquisiti agli atti del processo (diari nei quali, descrivendosi, scriveva: "C'era una volta una ragazza assai normale, giocava a calcio, faceva yoga, suonava la chitarra, amava cantare"); studiando i suoi memoriali, leggendo quello che scriveva via mail ai genitori e a una lista di 25 amici la notte fra il 3 e il 4 novembre 2007, ci siamo incuriositi su alcuni dati non sempre riportati all'attenzione di tutti. E abbiamo deciso di partire da qui. Osservando Amanda (quarto personaggio mediatico mondiale del 2008, secondo un recente e curioso sondaggio) da un'angolazione diversa.
Perché questa ventunenne di Seattle è un personaggio controverso e a tratti indecifrabile, ambiguo tanto da sembrare, talvolta, persino doppio. Amanda è una ragazza che chiude le sue lettere disegnandoci sopra uno "smile" circondato da un cuore. Una metodicità raggelante se opera di un'assassina. Di una tenerezza che commuove se opera di una ragazza innocente e, per certi aspetti, persino infantile.
Sullo sfondo una tragedia che ha sconvolto tante vite. Che ha portato i suoi genitori (divorziati ed entrambi risposati) a garantirle da 15 mesi a questa parte una presenza quasi costante. Tanto che i due si sono alternati per essere il più frequentemente possibile a Perugia, dove possono sfruttare i due colloqui settimanali garantiti dal Tribunale. Una famiglia di ceto medio (il padre è direttore di un supermercato, la madre insegnante di scuola media) che sta facendo un sacrificio economico e morale al di sopra delle proprie forze.
AMANDA E IL LIBRO
Intanto sul suo conto sono circolate voci di ogni genere: si diceva che fosse incinta, si dava per sicuro che avesse contratto qualche malattia, lei stessa aveva iniziato a temerlo fin quando i timori non si sono rivelati destituiti di ogni fondamento. Lei ha ritenuto che anche il libro di recente pubblicazione "Amanda e gli altri" edito da Bompiani e scritto dalla giornalista del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini, abbia contribuito ad alimentare la sua fama di femme fatale. E così la sua reazione non si è fatta attendere. Molto dispiaciuta per la pubblicazione la statunitense ha avviato un'azione verso il garante per l'editoria chiedendo un risarcimento danni e il ritiro del libro per la lesione dei dati sensibili.
AMANDA E L'ITALIANO
Il suo italiano nel frattempo è migliorato giorno dopo giorno. Quando è stata arrestata non era in Italia da neppure due mesi. Ha seguito dei corsi in carcere che le hanno permesso di perfezionare la lingua. Oggi la parla con buona proprietà e la scrive con discreta disinvoltura.
AMANDA E IL CARCERE
Una realtà che sta vivendo con stati d'animo diametralmente opposti. Da una parte è serena perché in carcere si è trovata bene, ha stretto amicizie, svolto attività musicali e partecipato ad attività culturali. Non ha avuto problemi con nessuno: né detenute, né polizia penitenziaria. Dall'altra sta vivendo la sua prigione malissimo perché - ritenendosi innocente e avendo ammesso l'errore madornale di aver accusato Patrick Lumumba - non sa valutare fino a che punto dovrà pagare l'errore commesso.
AMANDA E I MEDIA
Dopo aver passato più di un anno sotto i riflettori Amanda ritiene che quello offerto dai media sia un quadro sostanzialmente falso della situazione. Ma quello che più le dispiace è il modo in cui è stata ritratta: sessista, drogata, perversa... Mentre nessuno, a suo dire, ha mai colto il senso dei suoi atteggiamenti e delle sue contraddizioni: "ero solo terrorizzata e sconvolta da quanto successo".
L'esposizione mediatica le ha fatto guadagnare (in un mondo dalle reazioni sempre più indecifrabili e schizzofreniche) un corposo numero di ammiratori. Il risultato sta nelle lettere (molte di solidarietà) che le arrivano in carcere. Lettere a cui risponde sempre, nessuna esclusa. Da qualche tempo ha ripreso anche una corrispondenza epistolare con Raffaele.
AMANDA E IL CINEMA
Ed eccoci a un altro episodio che ha destato scalpore: la sua partecipazione a un lungometraggio (parte di un programma di recupero per detenute) che avrebbe dovuto essere proiettato (prima di essere bloccato) al Batìk Film Festival. Amanda aveva partecipato con entusiasmo dopo che il gip, il tribunale di sorveglianza e la direzione penitenziaria avevano dato consenso alla sua partecipazione alla pellicola. E avrebbe voluto che il film fosse proiettato.
Un tema sul quale le abbiamo girato alcune domande attraverso i suoi avvocati, Luciano Ghriga e Carlo Dalla Vedova.
Amanda, che cosa ne pensa di quanto è successo?
"Il film è il risultato del lavoro delle ragazze di Capanne ed è un lavoro di Claudio (il regista Carini, ndr); vorremmo presentare il nostro lavoro adesso che è pronto. Mi dispiace che questo sia diventato un problema".
Non pensa che, vista la situazione attuale, si siano create speculazioni sulla sua partecipazione al film?
"Non mi sembra corretto usare questo film come pubblicità. Però lo ripeto: mi piacerebbe che la gente avesse la possibilità di vederlo".
A Novembre, negli Stati Uniti, ci sono state le elezioni presidenziali. Se avesse potuto per chi avrebbe votato?
"Avrei votato per Barak Obama".
Che cosa si aspetta dal processo?
"Vorrò essere interrogata. Spero di essere finalmente creduta: non ero in quella casa la sera del delitto. Lo diranno i miei avvocati ma voglio gridarlo io davanti alla Corte d'Assise".
E a proposito dei suoi avvocati: Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova sono convinti che l'esito non sia già scritto: "Innanzi tutto perché - spiegano - il giudice Micheli, nel rinviare a giudizio Amanda e Raffaele, indica una terza via rispetto all'ordinanza del gip Matteini e alla ricostruzione del pm Mignini. Micheli aggiunge infatti una nota nuova: deduce la presenza di tutti e tre nella stanza del delitto da un'orma ritrovata in un'altra stanza, li colloca quindi sul luogo del delitto ma definisce la ricostruzione dello stesso Mignini ''a dir poco fantasiosa" nella descrizione "di riti, festini di Halloween, pubblicazioni Manga e occasioni da non lasciarsi sfuggire'' . In pratica svuota l'accusa dei contenuti del rito orgiastico, esclude la premeditazione e lascia aperti diversi scenari possibili per lo svolgimento del processo".
Però li colloca nella casa...
"Guardi, noi ci aspettiamo - anche dai risultati degli accertamenti medico-legali e tecnico scientifici - di poter affrontare un processo ancora aperto e ancora da definirsi nonostante la comunicazione mediatica totalmente contraria agli interessi della nostra assistita. Il tutto rispettando i provvedimenti di volta in volta emessi dalla magistratura perugina che peraltro dovevano assolvere ad esigenze di natura tecnico processuale e non di merito. Proprio per questo ci aspettiamo un dibattimento lungo e difficile, ma siamo convinti che ci sia da affrontare un processo ancora aperto, in un contesto di grande civiltà e autorevolezza come quello di Perugia, di fronte a una corte d'Assise che ci auguriamo indipendente e non turbata dallo stress mediatico che si è creato intorno a questa vicenda".