I RIFLETTORI SU WLADIMIRO BOCCALI
E ADESSO TOCCA A LUI...
PM incontra il neo-sindaco di Perugia.
Una chiacchierata a 360 gradi tra politica, impegni e futuro: "Amo questa città e farò di tutto per renderla migliore e più sicura. Mi auguro che la mia giunta sappia dialogare con la gente"
Poi ci confida un piccolo sogno: "Spero che Ralf mi inviti a cena con Valentino Rossi: mi piacerebbe conoscerlo"
Probabilmente per Perugia non è il sindaco più giovane di tutti i tempi. A strappargli il primato salta fuori dagli almanacchi Giovanni Perari, sindaco a metà degli anni '70 a 34 anni. Del resto ricoprire un'importante carica istituzionale in età verde fa notizia solo da noi, dove il presidente del consiglio ha superato da un pezzetto i 70 e la politica sembra materia preclusa ai giovani. I quali forse non sempre hanno dalla propria la saggezza, ma sono comunque abbastanza calati nel contesto sociale per opporsi a buon diritto a una deriva gerontocratica. Sarà un caso ma nel resto del mondo succede proprio così. Ed è anche per questo che Wladimiro Boccali ci fa notare che "il Presidente degli Stati Uniti ha 48 anni, Zapatero all'inizio del suo primo mandato ne aveva poco più di 40, mentre il leader dei conservatori inglesi ne ha un paio più di me...". Boccali precisa anche di non volerla mettere sul piano dello scontro generazionale. Ma quel che è sicuro è che l'età in qualche modo c'entra e avere un sindaco di 39 anni rappresenta comunque un segnale, un buon punto di partenza. Il resto andrà costruito. E per farlo Wladimiro Boccali ha a disposizione 5 anni.
Noi invece per costruire il suo ritratto abbiamo avuto a disposizione più o meno un'oretta. Troppo poco per raccontare l'uomo, ma abbastanza per afferrarne alcuni aspetti e per intuire che questo under 40 di Ponte San Giovanni, che mastica politica fin da adolescente, è uno con le idee chiare.
Cosa si prova a essere uno dei sindaci più giovani della storia di Perugia?
Da un lato c'è la soddisfazione per aver raggiunto un traguardo importante, ma dall'altro mi sento investito di un'enorme responsabilità.
A chi dedica questa vittoria?
Sul piano politico a chi ha creduto in me per investire su una fase nuova. A chi conoscendomi e apprezzandomi per il lavoro che ho svolto nel tempo mi ha dato fiducia. Sul piano personale alla mia famiglia, in particolare a mia moglie che in questi mesi è stata straordinaria. E poi a mio nonno Romolo, che oggi non c'è più, ma che è stato una figura importantissima per me e che oggi sarebbe davvero felice per questo risultato.
Si parla di era nuova, futuro e rinnovamento. Basta scorrere i candidati del PD alle ultime amministrative per vedere su quanti giovani abbiate investito. Si tratta di una furba operazione di facciata, oppure possiamo davvero aspettarci qualcosa di nuovo?
Io credo che il ricambio sia necessario, ma non ne faccio una questione generazionale. Però bisogna prendere atto che le generazioni crescono in contesti diversi e con esigenze diverse. Chi governa deve dunque saper interpretare la domanda di cambiamento, senza però ignorare il passato. Cito Obama, anche se di questi tempi è un citazionismo un po' inflazionato, il quale ha più volte ribadito che uno dei suoi punti di riferimento è Roosvelt.
Si è spesso parlato di lei come di un predestinato. Un'etichetta che le ha dato fastidio?
Sì e non poco. Mi dà fastidio sul piano personale e trovo limitante che uno venga considerato predestinato soltanto per l'età o per valutazioni ancor più superficiali, mentre le persone andrebbero giudicate e valutate per come svolgono il proprio lavoro.
Ha mai temuto di non farcela?
In me convivevano due sentimenti diversi: da un lato c'era la convinzione di farcela, anche perché vedevo grandi attenzioni nei miei confronti. Però sono anche una persona che non abbandona mai il dubbio, e anche questa volta l'ho avuto. Per la tensione sono dimagrito di diversi chili...
A differenza dell'ultimo Locchi (eletto con il 67% delle preferenze), lei non sarà il sindaco di 2 perugini su 3, ma sarà, pressapoco, il sindaco di 1 perugino su 2. Questo dato come cambia l'approccio al ruolo?
Ora che la campagna elettorale è finita voglio coinvolgere la città su temi importanti, che tocchino da vicino tutti i cittadini e su tematiche che fino a poco tempo fa non erano sul tappeto. Vorrei poi che la mia giunta fosse una giunta effettivamente rappresentativa di tutta la città. Che la sappia leggere e che ci sappia dialogare.
Un dato che ci ha impressionato è stato l'uso scientifico della comunicazione a cui lei ha fatto ricorso in campagna elettorale. Fa riflettere che nell'era di Berlusconi la sinistra abbia utilizzato la comunicazione con più convinzione della destra...
Io volevo che passassero determinati messaggi. E credo che di questi tempi la comunicazione sia un elemento fondamentale per trasmettere le proprie intenzioni. Così come sono importanti le nuove tecnologie, sulle quali il Comune ha intenzione di fare importanti passi in avanti.
Perugia può tornare leader in Umbria?
Se non si pensa a una partita di calcio, rispondo di sì. Bisogna abbandonare però anche gli eccessi di campanilismo e capire che Perugia è e deve essere al centro di un grande patrimonio che è la nostra regione. La città capoluogo ha l'obbligo morale di coordinare un circolo virtuoso e di far sì che il nostro territorio faccia sistema.
Anche nell'Università?
Certo. Anche nell'Università. Ben venga il distaccamento su Terni, che oggi è un vero fiore all'occhiello, ma poi tanti piccoli decentramenti e un proliferare di sedi distaccate sono controproducenti. L'Università degli Studi di Perugia è un'eccellenza della città. E la sua sede deve essere la città.
Possiamo ambire a diventare effettivamente una città internazionale?
Io credo che in parte già lo siamo. Però per crescere e fare il grande salto occorre che tutti remino nella stessa direzione: impresa, università, istituzioni. Il miglioramento di ogni singolo comparto non deve essere un obiettivo di un settore ma un obiettivo della città.
Un tema sul quale tanto si è dibattuto e tanto (giustamente) si dibatte: la sicurezza...
E' un mio impegno sul quale non farò mezzo passo indietro: la sicurezza è uno degli obiettivi da raggiungere. E anche se il numero dei reati non è così alto come in altre città, quel che preoccupa è la percezione che la gente ha. E oggi Perugia è percepita come una città poco sicura. Io credo anche che questa percezione, così come la microcriminalità e il degrado, abbiano però un costante comune denominatore: lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ed è tutto quello che ruota intorno a questo fenomeno a rappresentare il vero nocciolo della questione e la battaglia da vincere.
Eppure il suo predecessore tendeva a minimizzare il problema, sostenendo che l'elevato numero di morti per droga a Perugia era una dato fuorviante, perché in fin dei conti molti venivano da fuori città, se non da fuori regione...
Personalmente su questa posizione non mi trovo d'accordo. Anzi, ritengo che questo dato renda il fenomeno ancor più grave e preoccupante perché significa che Perugia è diventata un centro dello spaccio verso il quale molti accorrono e nel quale proliferano domanda e offerta...
Quali le soluzioni?
Vedremo. Di certo affronteremo il problema. Io terrò per me la delega alla sicurezza perché per quanto mi riguarda è un punto fondamentale. Certo, l'amministrazione comunale da sola non può pensare di risolvere tutto. E' importante che anche gli altri soggetti coinvolti diano un segnale forte. Ci vorrà un coordinamento costante con le forze dell'ordine.
Nel suo discorso di addio Locchi si è detto innamorato di Perugia. Lo è anche Wladimiro Boccali?
Credo che chi fa questo mestiere lo faccia soprattutto per amore della propria città. Io amo questa città per tanti motivi. Perché è profondamente attaccata alle proprie radici eppure in grado di grande modernità. Perché pur essendo provinciale ha una dimensione metropolitana. E' una città in cui nel giro di dieci metri puoi sentir parlare cinque lingue diverse: una ricchezza straordinaria.
Chi è Wladimiro Boccali al di là della politica?
La politica non può prendere tutta la vita di una persona: io ho i miei spazi anche al di fuori, pur facendo politica a tempo pieno. Ho 2 figli con i quali gioco a flipper e alla Wii, vado in vacanza con i miei amici e, essendo appassionato di musica, cerco di muovermi per seguire i concerti dei miei artisti preferiti.
Che musica ascolta?
Risposta scontata: ma direi un po' di tutto. Forse non ho una grande passione per la musica classica anche se poi ci pensa mia suocera a darmi qualche ripetizione. Dovendo proprio fare dei nomi dico Lou Reed, i Radiohead e Peter Gabriel...
La sua vera passione?
Sono un grande appassionato di motori e di corse motociclistiche. Oltre ad avere una vera passione per la Ferrari. Una delle cose a cui sono più attaccato è una motocicletta Honda Ford del 1974 che mi ha regalato mio padre.
Considerando questa passione come non citare un concittadino illustre, l'ingegnere Filippo Preziosi che ha fatto grande la Ducati?
Sotto il suo impulso la Ducati ha ottenuto dei risultati straordinari. Spero che Filippo Preziosi torni presto a Perugia perché sarebbe un vero piacere poterlo incontrare.
Restiamo in tema: Max Biaggi o Valentino Rossi?
Sono un grandissimo tifoso di Valentino, con il quale condivido un amicizia comune, il dj Ralf. Ecco, non mi dispiacerebbe se un giorno Ralf ci invitasse a cena insieme e ci facesse conoscere...
I suoi pallini nell'abbigliamento?
Di pallini veri e propri non ne ho, anche se mia moglie sostiene che nell'armadio ho troppe cose uguali. Diciamo che per motivi istituzionali tendo a un abbigliamento piuttosto classico.
Il suo rapporto con la tavola?
Mi piace mangiar bene, ma soprattutto bere bene, pur non essendo un vizioso. Sono appassionato di vini rossi e whisky. La passione per il whisky è nata in seguito a un viaggio in Scozia dopo aver assaggiato un torbato invecchiato di 15 anni...
Le sue letture nel tempo libero?
In questo momento soprattutto gialli. Sono le uniche letture che mi distraggono veramente.
Un'ultima curiosità: se non avesse fatto politica che cosa avrebbe fatto?
Sarei entrato nell'attività artigianale di famiglia che era ben strutturata, oppure avrei seguito l'altra mia grande passione, l'organizzazione e la gestione dei servizi alla persona. Stavo anche per intraprendere la carriera di dirigente d'impresa sociale...
Ma poi le cose sono andate diversamente.