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STEFANO CIMICCHI

L'ex Sindaco di Orvieto è il nuovo main man del turismo umbro
Faccia a faccia con il nuovo amministratore unico dell'Apt

Nato ad Allerona (Terni) e residente a Orvieto, 52 anni, laureato in Sociologia presso l'Università "La Sapienza" di Roma: sono i tratti salienti di Stefano Cimicchi, fresco di nomina quale Amministratore Unico dell'Agenzia di Promozione Turistica dell'Umbria.

Si affaccia al mondo politico nel 1979 fondando il periodico "L'Oca". Nel 1991 è eletto sindaco di Orvieto diventando una figura di riferimento nel panorama politico regionale e mantenendo la carica di Primo Cittadino fino al 2004.

La sua forte passione per l'enogastronomia e per la musica (suona il clarinetto) lo portano a promuovere svariate iniziative culturali, come l'Umbria Jazz Winter o la fondazione di "Città Slow" sostenendo lo sviluppo economico e qualitativo nei sistemi territoriali ampi. Cittadino Onorario di Betlemme è sposato e ha due figli. Si occupa, tra le altre cose, dell'Azienda Agricola di famiglia trovando comunque il tempo di dedicarsi al suo sport preferito: il calcio, attraverso il quale fa beneficenza organizzando partite con la Nazionale di Calcio dei Sindaci d'Italia.

Partiamo da una considerazione generica: qual è la situazione del turismo in Umbria a Oggi?
Se guardiamo i numeri potremmo dire più che buona visto che sono state superate le sei milioni di presenze; ma nella realtà la situazione è più complessa, ci sono luci e ombre.

Che cosa l'Umbria deve vendere e trasmettere? Quali i valori aggiunti, quali gli errori da non ripetere?
L'Umbria deve difendere la propria autenticità, l'identità e l'essere la terra del buon vivere. Un equilibrio perfetto tra città e territorio senza gigantismi e forzature moderniste. Deve rimanere quello che è sempre stata: "un gioiello". Errori? forse l'aver capito tardi che la "marca" Umbria è un valore aggiunto per tutti e aiuta chi vuole affermarsi sui mercati del turismo di qualità!

Come intende agire nelle sue nuove vesti di amministratore unico dell'APT?
Io penso che la nuova APT, costituitasi a seguito della recente legge regionale, deve garantire a chi ha il prodotto da commercializzare una promozione adeguata mediante una azione mirata che avvicini sempre di più i rispettivi interlocutori. Occorrerà segmentare i turismi, individuare le vocazioni e spingere le "nicchie" che possano qualificare e destagionalizzare i flussi turistici.

L'aeroporto è un enorme passo avanti. Ma non pensa che sia ora che l'Umbria inizi a essere meno isolata anche a livello stradale e ferroviario? Come risolvere questa annosa questione?
Mah! Il trasporto su gomma, rotaia e aereo (ma aggiungerei e non per stupire, anche il trasporto via mare!) devono viaggiare in modo coordinato! L'aereoporto di Sant'Egidio è senza ombra di dubbio il baricentro del nuovo sistema dei trasporti che vedrà aumentare i collegamenti stabili a carattere regionale e i charter che permetteranno di vendere l'Umbria in connessione con altre aree del Paese e non viceversa. La ferrovia, che deve essere collegata con l'aereoporto, diventerà sempre più strategica per collegare le grandi aree metropolitane. E anche per il treno vale il discorso dei charter come per l'aereo!!

Quando si parla di Umbria "prodotto" a che cosa ci si dovrebbe riferire?
Credo ci sia una qualche forzatura su questo aspetto. In sostanza si vuole dire che per la promozione turistica della nostra Regione si dovrebbero usare delle tecniche di produzione, confezionamento e vendita tipiche dei prodotti industriali! Ma la nostra terra esprime qualcosa di molto più complesso. Per questo credo di più a un approccio "misto" che sappia cioè mixare la capacità di trasformare i turismi in prodotti presentabili, tracciabili e perciò vendibili con una autenticità ed una "naturalezza" che non porterà mai l'Umbria ad essere la Sharm dell'ambiente e della meditazione!

Nel suo dna di umbro c'è una grande passione per una delle eccellenze del nostro territorio: il vino. Ce ne vuole parlare?
Il vino ha un'anima e pertanto se una terra ha un'anima profonda è perché produce vino da sempre e di quello buono! Ma a parte gli slogan credo che oggi le eccellenze presenti in ambito enologico dimostrino che l'Umbria esprime un "terroir" proprio come lo intendono i francesi, a tutto tondo: dall'agricoltore, all'enologo e dal gastronomo fino al consumatore consapevole.

La segmentazione del target di riferimento sta facendo sì che l'Umbria si rivolga al Nord Europa. Vuole spiegarci perché?
Siamo alla ricerca di turisti che sappiano apprezzare città e territori che non possono essere "gustati" in poche ore ma che si prestano a un turismo "vocazionale" e "riflessivo". Riteniamo che i popoli nordici, dopo l'ubriacatura delle isole tutta sabbia e mare, cerchino oggi qualcosa di più complesso, di più profondo e autentico e perciò l'Umbria.

Silenzio, natura, meditazione, arte sacra: sono valori indiscutibili che rendono questa terra unica. Ma non ritiene doveroso trasmettere anche un'immagine più moderna e dinamica dell'Umbria?
Infatti anche io dico sempre che non condivido certe oleografie alla "pizza e mandolino"; e poi la nostra Regione è una tra quelle dove c'è, in proporzione, il maggior numero di imprese a più alto tasso di innovazione. Questo deve essere un vanto e non un disvalore!

Se dovesse esprimere un desiderio oggi: quali sono le tre cose che vorrebbe veder compiute al termine del suo mandato?
Una profonda svolta innovatrice che ci porti a completare e ad armonizzare nell'arco dell'anno, il "parco eventi" già così cospicuo.
Un progetto che renda l'Umbria meta preferita per i turismi di nicchia e ad alto valore aggiunto (congressuale, welness, sportivo, responsabile e ambientale).
La diffusione di una cultura enogastronomia che sappia attrarre cultori del "buon vivere" e amanti dei "territori lenti" che faccia crescere il nostro turismo senza uscirne snaturati!