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NELLE FAUCI DEL T-RED - MA CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?

Continua il tormentone delle multe ai semafori. Tra polemiche e colpi di scena:  una sentenza del giudice di Pace dà ragione ai multati

E' il tormentone del momento: il T-Red. Tranquilli, non è un dinosauro (vedi anche editoriale pag. 11). E' il famoso o famigerato semaforo-spia, che l'amministrazione comunale perugina ha disseminato qua e la  lungo il territorio con la speranza, dichiarata, di ridurre drasticamente l'alto numero di incidenti (?) che si verificano lungo le strade del capoluogo. Una scelta che, dati alla mano, ha generato non poche polemiche sia dal punto di vista dell'efficacia sia da quello delle modalità con cui è stata realizzata l'operazione "semafori sparamulte". Dai tempi della durata del giallo (che in fase di sperimentazione avrebbe dovuto essere di almeno 6/7 secondi prima di arrivare al minimo accettabile di 5), fino alla regolarità amministrativa di alcuni passaggi. Senza scordare la legittima ipotesi di un sanatoria: ipotesi su cui la Giunta perugina fa orecchie da mercante, ma che sarebbe invece assai opportuno considerare dal momento che la situazione è oggettivamente sfuggita di mano...
Ma veniamo a uno dei punti cruciali: ciò che lascia realmente perplessi è il ruolo rivestito dalla società Citiesse di Como, ovvero l'azienda fornitrice degli impianti. Nella convenzione stipulata con il comune di Perugia si legge che dei 151 euro previsti dalla sanzione amministrativa ben 25 finiscono direttamente nelle casse della società privata, ossia oltre il 16%. Dati alla mano dunque, si può osservare che, tanto per fare un esempio concreto, ogni 1000 multe fruttano alla società lombarda ben  25000 euro: davvero niente male. Soprattutto in virtù del fatto che a oggi sono già fioccate più di 20mila multe.
Siccome a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si indovina, noi continuiamo chiederci: è difficile immaginare che la società in questione abbia qualche interesse "supremo" a far sì che vengano comminate il maggior numero di multe possibili? Il gfatto che a garantire sull'efficienza dello strumento sia la stessa casa produttrice, pone, quanto meno un problema di opportunità. E non lascia tranquilli circa il reale "disinteresse" che andrebbe preteso. Tra l'altro per la fotografia che inchioda viene utilizzata la tecnologia digitale, che non garantisce certo un'assoluta attendibilità.       
Quello che ci siamo sempre chiesti e che continuiamo a chiederci è: come puo' un privato con evidenti interessi in gioco essere considerato "terzo" rispetto alla situazione ed essere persino l'unico garante della corretta e trasparente funzionalità delle macchinette?
Fortunatamente, il primo a rispondere alle nostre domande è stato un giudice di pace di Osimo che ha sonoramente bocciato l'ipotesi affermando perentoriamente che il privato in questione non può considerarsi "terzo" e dunque non può contemporaneamente fungere da garante e incassare le multe. Una decisione sacrosanta che, se farà scuola, è destinata a creare un vero terremoto. Con buona pace di chi pensava di aver già messo le mani nelle tasche di tanti cittadini.

PREVENIRE Sì, SPARARLE GROSSE NO
Consultando le pagine del sito ufficiale del comune di Perugia ci siamo imbattuti nella seguente frase, atta a motivare il provvedimento dei tanto discussi T-Red: "dall'analisi dei dati si ricava un preoccupante aumento dei sinistri dovuti al mancato rispetto del rosso semaforico, causa di incidenti con feriti o addirittura con morti".

Non essendo riportata di seguito alcuna statistica che confermi un simile catastrofico scenario, ci piacerebbe che qualcuno in Giunta, magari lo stesso assessore alla mobilità, Antonello Chianella provvedesse a divulgare le cifre di questi "dati allarmanti", in modo tale da poter condividere, assieme a tutti i cittadini, le preoccupazioni circa la vastità del problema posto. Tra l'altro a proposito di statistiche e sicurezza: esistono studi di ricerca, americani e australiani, che dimostrano come nel primo periodo di applicazione del T-Red (all'incirca i primi 60 giorni) l'effetto-psicosi del provvedimento fa registrare un aumento degli incidenti (la gente inchioda col giallo causando tamponamenti), con un incremento del numero di feriti valutabile tra il 10 e il 20%. Nel frattempo restiamo in attesa delle cifre relative al dato così allarmante segnalato sullo spazio web del comune. E gentilmente ci piacerebbe che venissero forniti NUMERI, non PERCENTUALI.

Sapete com'è 50% può sembrare un dato importante. Ma se è il 50% di 2 lo diventa un po' meno...


OCCHIO AL SEMAFORO: UN VADEMECUM PER RISCHIARE UN PO' MENO
Ecco l'elenco completo degli incroci semaforici in cui sono state piazzate le tanto discusse telecamera-spia:
1. via P. Pellini, via Checchi, via San Prospero;
2. via Tuzi, via Piccolpasso, via Morettini;
3. piazza Monteluce;
4. via XX Settembre, via M. Angeloni;
5. via Mentana, strada del Borghetto di Prepo;
6. via Martiri dei lager, via Madonna Alta, via Magno Magnini;
7. via Cortonese, via Gallenga;
8. via Pallotta, via dei Filosofi;
9. via Palermo, via Pallotta;
10. via Martiri dei lager, via Settevalli, via Caprera 

Nota a margine, affinché le polemiche risultino costruttive e non pretestuose ecco anche il nostro parere sulla questione in chiave squisitamente civica: CON IL ROSSO NON SI PASSA. E, MAGARI EVITANDO DI INCHIODARE, CERCHIAMO DI IMPARARE A RISPETTARE ANCHE IL GIALLO. QUESTA, AL DI LA' DELLE POLEMICHE, E' UNA QUESTIONE DI CIVILTA'